Poco meno di tre settimane fa l’utente Wowforeeel su Youtube postava un video di una possibile “ombra aliena” catturata su Google Moon. Viste da oltre 2 milioni di utenti in poco meno di un mese, le immagini hanno da subito aperto un dibattito tra teorie cospirazioniste e scientifiche. E se da una parte si è esultato per aver finalmente “scoperto” la verità, dall’altro si era consapevoli dell’ennesimo gioco di luce che ha scatenato il noto fenomeno della pareidolia, ossia l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale. Per spiegare la possibile anomalia si sono ipotizzate le teorie più svariate: dalle ombre proiettate da un masso ad una statua posta sulla superficie lunare. Come di consueto, la NASA è subito scesa in campo per porre fine al dibattito: secondo gli scienziati, ed in particolare secondo Petro Noah, scenziato a capo del progetto Lunar Orbiter (LROC) si tratterebbe di semplici graffi o semplicemente della polvere sul negativo. Le immagini, prese dalle missioni con equipaggio dell’Apollo 15 e 17 nel 1971 e nel 1972 rispettivamente, mostrerebbero quindi solo un’imperfezione. Tali immagini risalgono ad un periodo in cui non esisteva ancora il digitale, per cui ogni deformazione non poteva essere corretta in post-produzione. Una macchia scura di forma irregolare visibile su Google Moon alle seguenti coordinate 27 ° 34’26.35 “N 19 ° 36’4.75” W, che attraverso il fenomeno della pareidolia ha fatto parlare tanto di sé. Ma gli oscuri segreti della superficie nascosta della Luna sono stati a lungo fonte di fascino per i teorici della cospirazione, compresa questa volta.
Ominide a spasso sulla Luna: il mistero risolto dalla NASA


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