Dolore cronico: ne soffrono 13 milioni di italiani

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Nel 18 per cento dei casi i pazienti che soffrono di dolore cronico ammettono di vivere un senso di abbandono

Mal di schiena, emicrania, artrosi, nevralgie, dolori alle articolazioni, fuoco di sant’ Antonio, sono alcuni degli esempi di malattie caratterizzate da dolore cronico che, se non diagnosticato in tempo e curato in modo adeguato, puo’ cronicizzarsi e diventare esso stesso una vera e propria malattia che non abbandona piu’ la persona. In Italia 13 milioni di persone ne soffrono. La maggior parte sono donne. Solitamente si e’ portati a pensare che questo problema riguardi soltanto i malati di tumore, ma al contrario sono tantissime le patologie che la terapia del dolore puo’ alleviare e contribuire ad ottenere una migliore qualita’ di vita. Eppure, in questo campo, nonostante il Parlamento abbia approvato all’unanimita’ una legge, la 38 del 2010, per garantire ad ogni cittadino le terapie necessarie, l’Italia e’ ancora indietro. Anzi, e’ all’ultimo posto in Europa nel consumo pro capite di farmaci antidolorifici considerati adeguati, ovvero oppioidi, cannabinoidi e derivati, mentre e’ al primo posto nel consumo pro capite di farmaci Fans. “Troppo spesso si sottovaluta il dolore cronico – spiega il professor Gianvincenzo D’Andrea, vice presidente della Fondazione Isal, Istituto di Scienze Algologiche di Rimini che da anni si occupa della ricerca scientifica e della formazione dei medici – invece in Italia un cittadino su quattro ne soffre, ma continua ad affrontarlo in maniera superficiale con cure poco appropriate. Per trattare bene la patologia bisogna conoscerla, perche’ esistono tante situazioni di dolore a seconda della malattia che lo provoca e ogni dolore e’ trattato in modo diverso”.

mal di schienaI dati dicono che nel 18 per cento dei casi i pazienti che soffrono di dolore cronico ammettono di vivere un senso di abbandono e la sensazione di perdere il proprio ruolo all’interno della famiglia, al 22 per cento degli intervistati e’ stata diagnosticata depressione mentre il 50 per cento prova un senso di sfiducia e di malessere. “In Italia la legge risulta essere il piu’ delle volte inapplicata per la mancanza di strutture adeguate – continua il professor D’Andrea – e poi per trattare bene la patologia bisogna conoscerla, perche’ esistono tante situazioni di dolore a seconda della malattia che lo provoca e ogni dolore e’ trattato in modo diverso. Esiste una classificazione di dolori cronici e in tutto il mondo oggi e’ di grande attualita’ il dibattito sull’uso di farmaci oppioidi, cannabinoidi e derivati e sulle loro enormi potenzialita’ nella cura efficace del dolore cronico, capace di allevare le sofferenze di un grandissimo numero di persone al di la’ dei pregiudizi sedimentati. L’intento della Fondazione Isal, di cui faccio parte, e’ proprio quello di colmare il gap di ricerca e di diffusione di tale terapia. E con la nascita della Scuola Europea di Alta Formazione ‘Giovanni Leonardis’ si potra’ fare un enorme passo in avanti per allinearci agli standard europei e mondiali”. Per supportare la nuova istituzione si e’ costituita in Abruzzo l’Associazione “Amici della Fondazione di ricerca sul dolore Isal – Giovanni Leonardis” brevemente detta “Amici di Isal” che ha appunto come scopo la solidarieta’ sociale nel campo dell’assistenza all’uomo sofferente e che punta molto sull’attivita’ di formazione di personale medico e paramedico. La Scuola abruzzese “Giovanni Leonardis”, e’ stata inaugurata a Sulmona lo scorso 30 maggio e ha ricevuto numerose richieste di iscrizione. Formera’ medici, anche di base, sull’uso di farmaci che sono piu’ efficaci e meno dannosi dei cosiddetti “Fans”, cioe’ i classici antinfiammatori.