Breve tempesta di bora spazza le coste della Dalmazia, registrate raffiche di caduta fino a 150 km/h

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Lo scorso sabato le coste della Dalmazia sono state investite da fortissime raffiche di bora che hanno raggiunto picchi di 150 km/h

Nella giornata di sabato fra l’area balcanica e il bacino centrale del mar Mediterraneo si è venuta a creare la configurazione barica ideale per l’attivazione di forti venti di bora. Specie lungo il breve tratto di costa slovena, la Dalmazia e tutto il medio-alto Adriatico che a tratti, su determinate aree della costa dalmata, si sono resi anche tempestosi. Tutto è iniziato a partire dal primo pomeriggio di sabato 10 Ottobre, quando mentre sul basso Tirreno si isolava una ciclogenesi con un minimo barico sceso sui 996 hpa, un promontorio anticiclonico dinamico, con massimi di oltre 1030 hpa, si estendeva su gran parte dell’Europa centro-orientale, con asse inclinato fino alla Russia europea.

Immagine di repertorio sulle forti raffiche di bora che spazzano il Golfo di Trieste, originando un consistente moto ondoso di deriva che si propaga verso l'alto Adriatico
Immagine di repertorio sulle forti raffiche di bora che spazzano il Golfo di Trieste, originando un consistente moto ondoso di deriva che si propaga verso l’alto Adriatico

La presenza di questa solida figura anticiclonica sull’Europa centro-orientale, contrapposta alla depressione attiva sul basso Tirreno, ha determinato un fitto addensamento di isobare (compressione del “gradiente barico orizzontale”) con una spiccata curvatura ciclonica tra le Alpi e l’Italia centrale che risucchiava masse d’aria più fredde, pesanti e dense dall’area carpatico-danubiana, in particolare dalla Romania, Serbia e pianura Ungherese, dirette verso il Carso e gli “intagli” naturali delle Alpi Dinariche. Spesso, con questo tipo di configurazione, quando l’alta pressione si dispone con il proprio asse verso nord-est lungo il suo margine orientale può tracimare aria molto fredda che si versa sull’Europa centro-orientale per aggirare ad est l’ostacolo delle Alpi e incanalarsi tramite le famose “porte” del Carso e delle Alpi Dinariche, traboccando con violenti raffiche verso il mar Adriatico.

La mappa mette in evidenza le aree della costa croata interessate dalle forti raffiche "Catabatiche"
La mappa mette in evidenza le aree della costa croata interessate dalle forti raffiche “Catabatiche”

La presenza di un “gradiente barico orizzontale” così compresso, fra le Alpi, le regioni centrali italiane e le Alpi Dinariche, ha prodotto un ulteriore accelerazione del flusso sinottico (nei bassi strati), dai quadranti orientali, che dopo aver attraversato l’Ungheria, la Croazia e la Bosnia Erzegovina si è perfettamente “canalizzato” all’interno delle famose porte delle Alpi Dinariche per poi uscire sotto furiosi “deflussi” verso le coste della Dalmazia e il mar Adriatico, dove si sono attivati furiosi venti “Catabatici” che localmente, grazie a locali effetti di amplificazione locale, hanno raggiunto velocità davvero impressionanti. Basti pensare che in alcune stazioni amatoriali croate, ubicate all’imbocco dei principali valichi delle Alpi Dinariche, si sono misurate raffiche di caduta violentissime fino 140-150 km/h. Vicino Povile, nella fase clou della burrasca di bora, sono state misurate raffiche di caduta veramente molto forti che avrebbero superato picchi di oltre 140 km/h. Sulle zone costiere fra Slovenia e Dalmazia settentrionale, le raffiche più violente avrebbero toccato picchi di 90-100 km/h, ma con picchi localmente superiori ai 110-120 km/h. A Senj, ad esempio, è stata registrata una raffica di picco di ben 93 km/h da E-NE (la tipica direzione della bora lungo la costa dalmata).

imageIn questa circostanza il vento di caduta si è reso particolarmente violento e turbolento a causa della particolare disposizione delle isobare che dopo essersi infittite si sono allineate quasi in parallelo con l’asse dei valichi (o porte) presenti lungo le Alpi Dinariche. La congeniale conformazione orografica locale ha contribuito a far acquistare ulteriore velocità alla massa d’aria, causando enormi disagi e danni, con tetti scoperchiati, camion ribaltati e strutture mobili letteralmente spazzate via. Una volta raggiunto l’Adriatico i forti venti da NE, in uscita dalle coste dalmate, hanno agitato la superficie di questo bacino, creando spettacolari soffiate di salino (le creste polverizzate dalle fortissime raffiche di vento) e un intenso moto ondoso di deriva che si è rapidamente diretto verso le coste di Marche, Abruzzo e Molise, con ondate alte fino a 2.5-3.0 metri che si sono abbattute lungo i litorali del pesarese, anconetano, maceratese, pescarese, teramano, originando mareggiate da NE che sono andate a scadere non prima della mattinata di ieri, sotto forma di onde lunghe da NE in graduale attenuazione.