26 Marzo 1511: il tremendo terremoto magnitudo 7 al confine Friuli Venezia Giulia e Slovenia

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Il 26 Marzo di 505 anni fa un tremendo terremoto di magnitudo 7 colpì con violenza il Nordest del nostro Paese, sul confine con la Slovenia. La potentissima scossa viene classificata come una delle più forti avvenute nel Nord Italia, la seconda per mortalità dopo quella avvenuta nel Veronese nel 1117. Il sisma andò ad incrinare ulteriormente un sistema socio-economico già piagato da eventi naturali e antropici che resero il 1511 uno degli anni più bui della storia del Friuli-Venezia-Giulia e, più in generale, del Nord della nostra penisola.

Lubiana,1511L’evento, secondo diverse fonti, colpì con certezza la sera del 26 Marzo, con particolare risentimento nell’area slovena di Idrijia, dove avveniva l’estrazione mineraria del mercurio, e in quella friulana di Gemona, Udine e anche Trieste. Diversi castelli subirono gravi danneggiamenti, fra cui Tolmin, Bled, Trzic e Kamnik. Anche in Veneto la scossa causò danni, pur se più lievi, a Belluno, Venezia, Padova e Treviso. Nell’area slovena interessata, fra cui anche Lubiana stessa, il 95% delle case erano costruite in legno e per questo i danni alle persone furono molto limitati, mentre sul versante italiano si arrivò a contare un numero altissimo di vittime, corrispondente a circa 10.000 unità.

La rivolta del Giovedì Grasso 1511Appena un mese prima del terremoto, precisamente il 27 Febbraio 1511, vi fu la rivolta del Giovedì Grasso, guidata dalla famiglia nobile dei Savorgnan, i quali cavalcarono il malcontento diffuso dei contadini contrari agli occupanti veneziani in Friuli, i quali consideravano la regione solo una barriera in più fra le truppe imperiali e turche. Quindi gli “zamberlani”, cioè i rivoltosi, condussero un vero e proprio saccheggio nei confronti degli “strumieri”, quasi tutti nobili, i quali si opponevano alle richieste dei contadini facinorosi. Alla fine la rivolta fu sedata e Venezia, con un tribunale speciale, mandò a morte i principali esponenti della rivolta, con l’accusa di alto tradimento.

A peggiorare le condizioni già critiche di una popolazione stremata da rivolte e cataclismi naturali fu un inverno particolarmente rigido e un ritorno della peste, che tornerà con prepotenza fino alle porte di Verona, mietendo altre migliaia di vittime.