L’11 maggio 2011 e la bufala del terremoto catastrofico a Roma

I giorni precedenti l’11 maggio del 2011, su internet e sui social network si diffusero voci incontrollate che parlavano di un devastante terremoto che si sarebbe verificato a Roma. All’origine di questa bufala c’era una errata interpetazione di uno studio eseguito il secolo scorso da Raffaele Bendandi, il quale peraltro non aveva nessun fondamento scientifico. Le voci erano state puntualmente smentite dai geologi in quanto i terremoti, allo stato attuale di conoscenze scientifiche, non sono prevedibili. Se ne possono solo prevenire i danni visto che le aree a più alta sismicità sono ben note (e Roma fra l’altro non è fra queste, pur trovandosi in una zona con sismicità media).

Questo non impedì il diffondersi di comportamenti irrazionali, e le cronache di quella giornata raccontate anche nei telegiornali e sulla stampa nazionale parlarono di migliaia di persone allontanatesi da Roma “per prudenza”. Per molti forse solo uno scherzo, un gioco a cui stare, per altri preoccupazione vera. Alcuni negozi addirittura chiusero.

Nel pomeriggio dell’11 maggio 2011 si diffuse invece la notizia (stavolta reale) di un terremoto nel sud della Spagna. Il sisma, con epicentro nella città di Lorca, aveva provocato 9 morti e diversi feriti, oltre a ingenti danni.

I convinti sostenitori della “profezia” affermarono con foga che si era avverata, anche se in altro luogo. Affermazioni prive di senso, perché prevedere un terremoto vuol dire sapere con precisione dove e quando esso si svolgerà e Lorca dista da Roma migliaia di chilometri. Ogni giorno inoltre nel mondo si registrano centinaia di scosse sismiche, alcune delle quali con magnitudo superiore a 4.0. Troppo facile dare per avverata una profezia, in un altro luogo del mondo!

In teoria quel giorno un sisma si sarebbe anche potuto verificare a Roma, i geologi non smentivano questa possibilità. Si trattava però sempre di un evento non prevedibile. Così come non si può prevedere se il sisma avverrà, non si può affermare neanche che esso non si verifichi.

Un altro punto su cui si fece molta confusione fu quello della potenziale distruttività del sisma. Roma non si trova in un’area ad elevata pericolosità sismica. Si trova in una fascia di pericolosità media, che nella zonazione sismica regionale varia fra la sottozona 2B e la 3A  (su una scala che va da 1 a 4).

riclassificazione_sismica_lazio_d0La città è esposta in primo luogo ai terremoti che avvengono nell’area dei Colli Albani – frutto del tardo vulcanismo di questa regione – ed in secondo luogo a quelli che avvengono sull’Appennino centrale laziale-abruzzese, che hanno epicentro a diverse decine di chilometri.

I primi sono sismi perlopiù di magnitudo moderata, mentre i secondi possono avere magnitudo anche molto elevate. La distanza dell’epicentro da Roma riduce i danni potenziali, che possono però essere amplificati da altri fattori: sedimenti (quelli alluvionali del Tevere  e dell’Aniene amplificano le onde sismiche), vulnerabilità degli edifici (specialmente le strutture fatiscenti o i resti archeologici).

Roma quindi, pur non trovandosi nella situazione di altre città italiane dove il rischio sismico è ben più alto, non deve abbassare la guardia. I danni provocati da terremoti del passato nel centro di Roma, ancora oggi visibili su alcuni monumenti, ce lo devono ricordare.