Le piene dei fiumi, fenomeni normali diventati pericolosi con l’urbanizzazione del territorio

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Parigi sta vivendo in questi giorni con il “fiato sospeso” per la storica piena del fiume Senna, che ha già causato danni in alcune zone prossime alla città. Ogni anno le piene dei fiumi causano danni più o meno gravi nelle città del pianeta Terra, con allagamenti, vittime, perdite economiche. Ma le piene sono fenomeni eccezionali? In realtà no, sono fenomeni del tutto normali, che si ripetono da sempre lungo i corsi fluviali, costituendo un elemento importante di modellazione del territorio.

Le piene dei fiumi si verificano quando precipitazioni abbondanti incidono su un determinato bacino idrografico. Quando l’alveo del fiume ordinario, quello cioè in cui l’acqua scorre per la maggior parte del tempo, non basta più a contenere la portata, il fiume esonda allagando le aree circostanti. Sono le aree alluvionali, dove l’acqua invade il territorio con un tempo di ritorno che può essere di mesi, anni, decine di anni o secoli. In seguito alle piene eccezionali vengono allagate porzioni di territorio ancora più grandi. Si tratta di fenomeni naturali che modellano il territorio, soprattutto attraverso la sedimentazione di materiali fini (argilla, fango, sabbia). È grazie alle piene ed alle esondazioni dei fiumi se esistono le fertili pianure alluvionali. Quando infatti l’acqua del fiume esce dal proprio alveo, deposita omogeneamente particelle fini sul territorio, creando il caratteristico paesaggio pianeggiante. Queste particelle fini hanno anche il pregio di rendere fertile il territorio (o almeno, così era in passato, prima che i fiumi venissero inquinati dall’attività antropica).

Negli ultimi secoli però, le piene dei fiumi sono diventate un fenomeno pericoloso. Gli esseri umani costruiscono i propri insediamenti sui fiumi, spesso senza prendere in considerazione il loro potenziale di esondazione. Le case costruite sugli argini, o nelle aree che storicamente venivano invase dalle acque, diventano così “a rischio”, ed è a quel punto che il fiume inizia a “far paura”. Negli ultimi due secoli, a seguito delle tante vittime causate dalle piene dei fiumi, le città si sono difese con opere ingegneristiche imponenti. Argini, (basti pensare agli imponenti muraglioni di Roma, lungo il Tevere), dighe situate a monte delle città, canali scolmatori. Opere molto importanti che hanno ridotto fortemente la pericolosità dei fiumi, ma che hanno anche stravolto importanti equilibri geomorfologici, rendendo più frequenti fenomeni di erosione a monte e a valle delle città.

Negli ultimi decenni si è fatto strada anche il concetto di pianificazione del territorio, ad oggi la forma più intelligente ed efficace di riduzione del rischio idrogeologico lungo i fiumi: conoscendo infatti il “respiro” del corso d’acqua, le aree dove esso potrà esondare con maggior o minor probabilità, si possono costruire infrastrutture ed abitazioni più sicure, al riparo dai fenomeni di piena.