Doveva essere l’incubo delle Olimpiadi, invece si è rivelata una questione marginale. Nei mesi precedenti i Giochi di Rio – come spiega Andrea Capello inviato a Rio de Janeiro per l’agenzia di stampa LaPresse– l’argomento più dibattuto da sportivi e addetti ai lavori è stato uno: Zika. Il virus causato dalla puntura della zanzara Aedes Aegypti, molto pericoloso per le donne in gravidanza e individuato come causa di microcefalie ed altre malformazioni fetali. Alcuni atleti, donne ma anche uomini, hanno deciso addirittura di rinunciare ai Giochi per la paura di contrarlo. In realtà a Rio la situazione è apparsa fin da subito molto più tranquilla di quanto paventato alla vigilia. L’inverno brasiliano, le temperature miti e il basso tasso di umidità si sono confermati, come precisato da alcuni esperti, il maggiore deterrente. Agosto insomma non è periodo di zanzare all’ombra del Corcovado.
“Nel percorso di avvicinamento ai Giochi avevamo detto chiaramente che essendo le Olimpiadi di inverno le zanzare e Zika non sarebbero stata un problema. Essendo stata inoltre questa una stagione invernale più fredda del solito il pericolo di eventuali disagi da punture di zanzara e sceso ulteriormente“, aveva detto nei primi giorni di Giochi il portavoce del comitato organizzatore Mario Andrada. I fatti gli hanno dato ragione. L’unica brutta avventura è stata quella della giornalista inglese Charlie Webster vittima di un raro ceppo di malaria. Per la 33enne si è temuto anche il peggio nei primi momenti quando è stata sedata in coma indotto. Le ultime notizie parlano però di un miglioramento. Anche se, per precauzione, negli zainetti forniti a media ed atleti c’era comunque in dotazione uno spray anti punture di insetti (e tutti ne hanno fatto abbondante uso). La parola Zika è uscita immediatamente dal vocabolario di quelle più usate ai Giochi.
Quando si è entrati nel discorso, il tono è stato quasi sempre ‘goliardico‘ come a voler esorcizzare una preoccupazione esagerata per un fenomeno endemico in Brasile, ma non in questo periodo dell’anno. Caos trasporti, distanze lunghe da percorrere fra i vari impianti, disorganizzazione, strade chiuse e attese anche di ore per i taxi. Questi sono stati i veri ‘incubi’ delle due settimane a cinque cerchi di Rio. Non certo Zika. Uno spauracchio evocato per mesi che, per fortuna, non ha agitato il sonno della famiglia olimpica.


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