Terremoto, INGV: analogo al sisma dell’Aquila ma potente la metà

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Il terremoto che si è verificato questa mattina alle 3.36 con epicentro ad Accumoli è stato caratterizzato da una magnitudo pari a 6.0 della Scala Richter, con una magnitudo momento coincidente, pari a 6.0 anch’essa, mentre quello che colpì L’Aquila nel 2009 ebbe una magnitudo Richter inferiore a 6 con una magnitudo momento stimata tra 6.2 e 6.3. Per questo il sisma del reatino “è stato più piccolo di quello dell’Aquila di circa la metà”, Lo ha spiegato Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv, nel corso di una conferenza stampa. Il sisma “è analogo a quello dell’Aquila del 2009 e a quello di Colfiorito del 1997”. “Questo terremoto si può considerare il gemello di quello avvenuto nella stessa zona nel 1639 che è l’antenato di quello attuale”, ha spiegato Daniela Pantosti, sismologa dell’unità di crisi Ingv. Molto simile anche quello del 1703. “Entrambi quei terremoti storici hanno prodotto effetti importanti”, ha detto la sismologa. “Quello del 1703 e’ stato un terremoto doppio, che ha colpito sia Norcia sia L’Aquila, anche se e’ stato molto piu’ forte rispetto a questi, con una magnitudo stimata vicina a 7”. Il terremoto del 1639 “ha colpito la stessa zona del terremoti di Rieti”, ha dichiarato Cocco. “Sembra proprio il suo gemello – spiega Pantosti – perche’ e’ avvenuto nello stesso posto, con un’energia simile e producendo effetti simili, anche se bisogna tener conto della densita’ della popolazione dell’epoca e delle dimensioni dei centri abitati di allora”.

La mappa di pericolosita’ sismica italiana risale ormai alla fine del 2009, ma i danni prodotti dal terremoto di Rieti indicano che c’e’ ancora molto da fare, “soprattutto considerando che oltre il 50% delle scuole italiane e’ stato costruito prima del 1980”, ha dichiarato il sismologo Massimo Cocco, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). La mappa “e’ stata accompagnata dal nuovo codice per la costruzione di edifici sicuri: un progresso sostanziale che riguarda l’edilizia nuova e non quella pregressa, che ha bisogno di opere adeguamento e messa in sicurezza”. Per il sismologo Alessandro Amato “in Italia c’e’ il problema degli edifici precedenti alla classificazione sismica”. Per questo “servirebbero interventi di adeguamento e rinforzo, o di demolizione degli edifici che non hanno un valore storico, come hanno fatto altri Paesi, fra cui Cile e Turchia”.

Un terremoto di magnitudo 6 come quello di Rieti “non e’ di per se’ forte in assoluto” e rientra nella norma dei terremoti che avvengono nell’Appennino. “Non e’ quindi il sisma a fare i danni, ma la vulnerabilita’ dell’ambiente costruito dall’uomo”: lo spiega il sismologo Massimo Cocco. A livello internazionale un Terremoto di magnitudo 6 non rientra tra i piu’ forti, che possono raggiungere magnitudo superiori a 9. “E’ invece un normale evento tipico della sismicita’ italiana e dell’Appennino”, ha detto il sismologo Antonio Piersanti, dell’Ingv. “Purtroppo – ha aggiunto – a causa dello stato delle costruzioni e delle vulnerabilita’ degli edifici storici, un Terremoto come quello di Rieti ha avuto comunque un effetto disastroso”.

La faglia che ha provocato il terremoto di Rieti e’ sotto controllo: ai sismografi della rete nazionale gestita dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) si stanno aggiungendo in queste ore 10 nuovi sismometri mobili collocati nella zona della faglia e ricevitori Gps. Nella zona del terremoto sono al lavoro anche squadre di sismologi, geologi e altri esperti per studiare da vicino i fenomeni di deformazione del terreno, ad esempio per capire se la faglia e’ arrivata a rompere la superficie o se sono avvenute fratture. Si tratta di localizzare la profondita’ della faglia per ricostruirne la geometria e l’orientamento, altre squadre misurano i parametri relativi alla deformazione del suolo. “L’obiettivo e’ avere informazioni in tempo reale per aumentare nostra capacita’ interpretativa nello studio di fenomeni imprevedibili, come lo sono i terremoti”, ha detto il sismologo Alessandro Amato. “Adesso, pero’, la priorita’ e’ l’emergenza e il nostro primo compito e’ cercare di dare supporto alla Protezione civile, contribuendo ad aumentare il livello sicurezza dei cittadini”.