La birra del futuro? E’ green e di qualità

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Una birra artigianale 100% made in Italy, con una filiera corta a Km zero e un approccio ‘zero rifiuti’. E’ la birra del futuro che punta sì alla qualità ma anche allo sviluppo sostenibile. Il tema è stato discusso in occasione del convegno ‘Criticità ed opportunità per lo sviluppo sostenibile della filiera brassicola’ organizzato dal Crea, con il suo centro di Politiche e Bioeconomia nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale.

birraLa produzione della birra artigianale in Italia è un fenomeno recente che è esploso negli ultimi anni, registrando nel triennio 2013-2015 un aumento delle imprese del 143% rispetto al triennio precedente. Protagonisti di quest’impennata sono prevalentemente i giovani, under 35, che hanno trasformato la loro passione in un’attività imprenditoriale strutturata e dinamica, cogliendo da un lato le richieste di un prodotto artigianale di qualità e originale e dall’altro le nuove opportunità imprenditoriali offerte dal mercato. Il settore, secondo le ultime stime, infatti, offre lavoro a circa 5mila under 35, con una crescita del +10% dell’export e una sostanziale stabilità dei consumi (29,2 litri annui pro capite). Nonostante i numeri in continuo crescendo, nel settore è forte l’esigenza d’innovazione e sostenibilità, con la necessità di arrivare a definire una filiera corta a Km 0 per una birra artigianale 100% ”made in Italy”.

luppoloIn questo contesto il Crea, nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale, ha avviato l’iniziativa ”Birraverde” tesa a ricostruire la struttura economico?produttiva del comparto delle birre artigianali e contemporaneamente incentivare i processi di cooperazione tra gli attori della filiera. I primi risultati di ”Birraverde” hanno evidenziato una serie di potenzialità e criticità legate alla valorizzazione della filiera brassicola. Da un lato le necessità legate allo sviluppo delle coltivazioni cerealicole e del luppolo fresco, così come della sostenibilità ambientale del processo produttivo e dall’altro le opportunità connesse ai finanziamenti previsti dai Psr. Una delle sfide principali per il settore è rappresentata dalla gestione, secondo un modello di economia circolare, degli scarti di produzione (trebbie, lieviti esausti e acque di processo) pari a circa il 90% delle materie prime utilizzate, che il Crea sta affrontando attraverso soluzioni già sperimentate dalla ricerca e pronte per il trasferimento alle imprese. La possibilità ad esempio di recuperare e valorizzare le trebbie, attualmente conferite a titolo gratuito ad aziende zootecniche, attraverso la produzione di biochar o pellet per usi energetici, con aumento della redditività aziendale.

Altra questione spinosa è rappresentata dalle acque di processo, attualmente scaricate in fogna o ritirate da aziende specializzate, che potrebbero essere recuperate e riutilizzate direttamente in azienda con un notevole risparmio sui costi di produzione. Un’altra sfida per il settore è la realizzazione di birre a basso contenuto in glutine, utilizzando cereali quali il sorgo bianco per uso alimentare, il frumento monococco e il Tritordeum. L’impiego di queste materie prime potrebbe rappresentare l’occasione per lo sviluppo di una nuova filiera brassicola sostenibile, a forte connotazione territoriale, favorendo il recupero di aree rurali marginali per contrastare l’uso improprio del territorio e l’abbandono di aree coltivate.