Ora solare e ora legale: da quando esiste questa convenzione, e perché?

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Nella notte tra sabato e domenica dovremo mandare le lancette indietro di un’ora. Torna infatti l’Ora solare che ci accompagnerà fino al 26 marzo 2017. Sarà possibile dormire un’ora in più, privandosi però di un’ora di sole. Dopo 7 mesi termina infatti l’ora legale, la variazione convenzionale dell’orario astronomico, attraverso la quale l’ora ufficiale dello stato viene calcolata in anticipo di 60 minuti rispetto all’Ora solare (che è quella naturale). I motivi principali per cui è stata introdotta questa convenzione sono due, sia per ridurre l’utilizzo dell’illuminazione artificiale con un conseguente risparmio energetico (che è abbastanza rilevante se si considera che la maggior parte delle attività sono svolte durante le ore di luce), sia per permettere ai cittadini di beneficiare di un maggior numero di ore di luce solare.

Storicamente l’ora legale, nata da un’intuizione di Benjamin Franklin, è stata introdotta per la prima volta nel 1916 in Gran Bretagna, ed inizialmente aveva lo scopo di ridurre i consumi civili durante il periodo della Prima Guerra Mondiale. Nel nostro Paese inizialmente fu limitata al solo periodo estivo, ma dall’anno successivo fino al 1920 fu ulteriormente anticipata a marzo. Dopo 20 anni di pausa, durante la quale non fu utilizzata, l’ora legale fu  poi ulteriormente ripresa in considerazione in occasione di un nuovo periodo bellico: era il 1940 ed il mondo stava vivendo la sua Seconda Guerra Mondiale. Da quell’anno fino al 1948 l’ora legale venne regolarmente reintrodotta in primavera e messa da parte in autunno, ma successivamente, per i 18 anni a seguire, questa convezione non fu più adottata.

L’utilizzo dell’ora legale fu definitivo dal 1966, quando venne adottata dal 22 maggio al 24 settembre, e poi, dal 1981 fino ai giorni nostri, la domenica di riferimento per il cambio dell’ora fu fissata nell’ultima di marzo, mentre quella di ritorno all’ora solare nell’ultima di ottobre. L’ora legale è stata adottata in tutta l’Unione europea e in Svizzera, negli Stati Uniti e in Canada.