Terremoto: a 50 giorni dal sisma segnali di ripresa dai piccoli agricoltori

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Dietro ogni prodotto salvato dal terremoto c’è una storia di sofferenza e voglia di ricominciare. A raccontare le storie di alcuni produttori e agricoltori vengono raccontate a Cernobbio dalla Coldiretti a 50 giorni dal sisma del 24 agosto, in occasione della XV edizione del Forum dell’Agricoltura. E’ il caso di Rita Santi di Accumoli che ha visto letteralmente crollare il laboratorio di trasformazione e il forno in cui cuoceva le sue golosità il giorno stesso del sisma e pur di continuare a produrre i suoi biscotti si è messa con grande determinazione in cerca di un altro forno, trovandolo e riuscendo a far ripartire l’attività. Antonio Scialanga, un giovanissimo produttore di fragole e di frutti di bosco di Amatrice, ha avuto seri problemi con il pozzo e i danni alla falda dell’acqua che gli serviva per irrigare i piccoli frutti, ma con l’aiuto della sua compagna e soprattutto della sua tenacia in meno di una settimana è riuscito a rialzarsi e non perdere il raccolto. Enrico Foglietti e la moglie Cristina producono a Norcia succhi e marmellate biologiche, ma il sisma ha danneggiato il laboratorio di trasformazione, con la perdita di metà delle produzioni e lesionato gravemente la loro casa, rendendola inagibile tanto da costringerli ad andare a vivere in roulotte e tenda. La coppia non si è però data per vinta e, seppur con grande difficoltà, è riuscita a risollevarsi. Alessandro Salvatori e la moglie Ilaria hanno avuto ingenti danni strutturali al capannone dei legumi e cereali ma, superati i primi momenti di sconforto, si sono rimboccati le maniche ed hanno continuato il loro lavoro. Il principale danno dell’azienda di Ernesto Tiberi e della moglie Simona – continua la Coldiretti – riguarda il crollo delle presenze nel loro agriturismo: dal giorno del TERREMOTO non hanno più ricevuto prenotazioni. Giovanni Angeli di Macerata, ha avuto casa, stalla e fienile lesionati dal TERREMOTO, ma gli effetti del sisma si sono fatti sentire anche sulle mucche e sulle pecore allevate, con la diminuzione delle quantità di latte e il conseguente calo della produzione di formaggi, primo tra tutti il pecorino dei Sibillini vero vanto dell’azienda. Rinaldo D’Alessio storico produttore della mortadella di Campotosto e del Pecorino Amatriciano ha subito diversi danni alle stalle, ma continua a prodigarsi per i suoi amati luoghi ritirando la maggior parte del latte ovino degli allevamenti colpiti dal sisma per continuare la produzione del noto formaggio, fungendo così da polmone produttivo per garantire la continuità delle attività. Si tratta – rileva la Coldiretti – di storie di vita vera, di sogni e di rinunce investite in aziende crollate sotto le macerie del TERREMOTO, ma che pian piano si stanno rialzando combattendo anche contro i danni indiretti causati dal sisma ossia il crollo delle vendite per la ”fuga” dalle zone terremotate dei turisti che abitualmente frequentavano quei meravigliosi territori.