Terremoto, monito Coldiretti: gli animali non possono essere abbandonati

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Centinaia di animali senza un ricovero sicuro con stalle, fienili e casolari lesionati, distrutti o inagibili, ma anche frane e smottamenti sulle strade rurali che impediscono la circolazione e la consegna dei prodotti. È il primo bilancio della Coldiretti sulla situazione nelle campagne terremotate in un territorio con una significativa presenza di allevamenti di bovini e pecore. Gli animali devono mangiare ed essere munti due volte al giorno e gli allevatori – sottolinea la Coldiretti – non possono dunque trasferirsi lontano dalle stalle. Numerosi moduli abitativi sono stati consegnati dalla Coldiretti nelle aree più colite dal terremoto del 24 agosto, ma ora occorre affrontare una nuova emergenza.

”Un appello agli agricoltori associati di tutta Italia e a tutti gli altri per l’invio immediato di roulotte e camper” è stato lanciato dalla Coldiretti Marche dove il terremoto ha colpito un’area con circa 900 aziende agricole impegnate nell’allevamento dei bovini da carne anche della pregiata razza marchigiana, ma sono presenti pure mucche da latte e pecore alle quali occorre al più presto trovare ricovero, con l’arrivo del freddo. Il territorio tra Marche e Umbria interessato dalle ultime drammatiche scosse – sottolinea la Coldiretti – vanta molte eccellenze agroalimentari, dall’allevamento del Vitellone Bianco Igp al pecorino dei Sibillini, dalle lenticchie di Castelluccio alla patata rossa di Colfiorito, con il rischio che le lavorazioni di questi prodotti pregiati ora si interrompano con la necessità di annullare gli ordini ricevuti.

Ma in difficoltà è anche l‘agriturismo in una zona dove il turismo enogastronomico e religioso garantisce grandi opportunità occupazionali. “Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti di pecore e bovini che occorre ora sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento”, ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare la necessità che ”la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.