Venezia, innalzamento del livello dell’acqua: “Lo scenario non è roseo”

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“Nell’ultimo rapporto dell’Ipcc nel 2013 si proietta al 2100 un rialzo medio del mare di +50 centimetri, con punte di +80/100 in aree costiere come Venezia. Aggiungiamo che, pur lievemente, soffriamo ancora un po’ di subsidenza, si ha uno scenario per la città non roseo”. Lo afferma l’ing. Paolo Canestrelli, l’ex capo del Centro maree di Venezia, dove ha lavorato 35 anni, che prima di pronunciarsi si affida sempre a dati e modelli matematici. Il ‘guardiano’ della marea non è ottimista, del resto non può esserlo: l’acqua alta dopo il caso eccezionale ed unico in questo secolo del 4 novembre 1966, potrebbe ripetersi. Nessuno può escluderlo. Anzi, senza voler essere allarmisti, bisogna ammettere che potrebbe arrivarne anche una peggiore.

Canestrelli ha sempre cercato di far comprendere a tutti che si tratta di un fenomeno complesso, che dipende da di diversi fattori. I principali sono due: la componente astronomica (nello specifico le fasi lunari) che può, come è noto, aumentare o diminuire l’oscillazione naturale della marea, e la componente meteorologica (le basse pressioni e soprattutto il vento), poiché se il vento spira da scirocco fa ‘sollevare’ il mare. Naturalmente ci sono anche altri fattori specifici che possono influire, come la ‘sessa’, l’onda naturale che si innesca nei mari ‘chiusi’ come l’Adriatico. Se tutti questi fattori si fossero fusi, quel 4 novebre 1966 la situazione di Venezia sarebbe stata molto più drammatica. Per fortuna non fu così, perché in quel caso la principale responsabilità del raggiungimento dei 194 centimetri fu della componente meteo, con il maltempo e soprattutto lo scirocco a 100 km l’ora. La componente astronomica, con la luna quasi in quadratura, influì solo in modo latente sul livello dell’acqua, aumentandolo di pochi centimetri. In caso contrario la componente astronomica avrebbe potuto far innalzare il livello dell’acqua di oltre i 2 metri.

Lo scenario potrebbe essere catastrofico: nel caso in cui si verificasse la coincidenza di tutti i fattori, si potrebbero avere oltre 3 metri di marea a Venezia, la massima possibile. Si tratta di eventi molto rari, che accadono secondo gli scienziati una volta ogni 10 mila anni. Maggiore è invece la probabilità che una marea si avvicini ai 2 metri: il fenomeno accade infatti una volta ogni 150 anni. In realtà si tratta di problemi che l’ing. Canestrelli non può più provare a risolvere: dal novembre 2015 infatti non è più alla guida del Centro maree, che in conseguenza alle economie di bilancio, non è più una direzione a sé stante, bensì un semplice ufficio comunale, con tutte le conseguenze del caso. Canestrelli evita la polemica, ma lancia un appello al Comune. “Per svolgere bene il lavoro di previsione delle maree – dice – c’è bisogno di un ufficio molto organizzato dal punto di vista tecnico e professionale”. “Bisogna avere un occhio di riguardo per il nostro Adriatico – prosegue – perché le maree non nascono in laguna, partono da lì. Per capire come si dispone il vento, come si propagano le burrasche, servono nuovi strumenti, come le boe marine, e sarebbero utili accordi (che non abbiamo mai chiuso) con la Croazia, per condividere i dati meteo delle isolette della Dalmazia, di fronte a noi. Non grandi cose, qualche centinaio di migliaio di euro. Pare impossibile che una città che accoglie 5 milioni di turisti non riesca a trovarli”.