Elezioni USA 2016: la vittoria di Trump potrebbe mettere in discussione le strategie climatiche mondiali

Il mondo non si sta affatto surriscaldando, anzi: si sta raffreddando. E’ la tesi in tema ambientale e climatico del neoeletto presidente Usa Donald Trump che, alla luce degli ultimi risultati elettorali, spaventa e preoccupa la comunità scientifica internazionale, riunita in questi giorni a Marrakesh per la conferenza Cop22 sul clima. A riferirlo all’AGI è Alessandro Pasini, ricercatore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr e uno dei principali studiosi italiani del fenomeno del ‘global warning’, ossia il riscaldamento globale. “Le sue tesi dal punto di vista scientifico non hanno senso – spiega Pasini – e speriamo che fossero solo boutade da campagna elettorale. Se così non fosse c’è da preoccuparsi: vorrebbe dire che vuole davvero tornare a puntare tutto su carbone e combustibili fossili in generale, trascurando gli investimenti sulle energie alternative e rivedendo i limiti sulle emissioni. Malgrado la quasi totalità della comunità scientifica mondiale sia convinta da anni che gran parte della causa del cambiamento climatico in atto sia dovuta all’uomo”.

Neanche gli altri eventi estremi di questi anni, cioè il freddo record, smentiscono la tesi del riscaldamento globale: “Nell’inverno 2010 ci fu un’ondata di gelo superiore alla media in Europa – ricorda l’esperto – e molti giornali anche in Italia dissero che allora forse questa storia del surriscaldamento non era così vera. Ma bastava allargare lo sguardo per scoprire che a Vancouver, dove in quegli stessi giorni si svolgevano le olimpiadi invernali, avevano grossi problemi perché le piste da sci erano prati con le margherite in fiore. Il clima va valutato nelle medie annuali, e ogni anno è più caldo del precedente, questo è un fatto malgrado il negazionismo di Trump”.

Negazionismo che è piombato come un macigno tra gli scienziati della Cop22: “Ho parlato con un collega che è lì – racconta Pasini – e mi dice che il clima, è il caso di dirlo, non è dei migliori. In particolare la delegazione americana, che è arrivata in Marocco con un mandato preciso, ossia perfezionare gli accordi di Parigi appena entrati in vigore, è in forte imbarazzo, non sanno come regolarsi”. Proprio la carta di Parigi ora è a rischio: “Si tratta di un documento ambizioso – sostiene lo scienziato – che prevede emissioni zero di carbonio nella seconda metà del secolo. Poi però gli impegni concreti assunti dagli Stati sono insufficienti: si mira a contenere il riscaldamento entro i due gradi, ma allo stato attuale sara’ difficile scendere sotto i tre gradi. Per questo a Marrakesh si discute per rivedere al rialzo gli impegni dei governi, ma la novità Trump cambia tutto”.