Fidel Castro e l’amicizia con tre Papi: ecco i momenti che hanno segnato la storia

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Sono tre i Papi che Fidel Castro ha incontrato e dei quali è stato amico. “Nella apertura di Cuba al mondo e del mondo a Cuba decisivo è stato il ruolo diplomatico della Chiesa cattolica”, afferma la Radio Vaticana. Il ‘Comandante’ ha avuto sei incontri, in diversi momenti, con San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Indimenticabile quello del 21 gennaio del 1998 a L’Avana: quando il Papa polacco scese dall’aereo, i due si parlarono guardando i propri orologi come a siglare visivamente un istante che diventava storia. Poco dopo Fidel Castro raggiunse a sorpresa l’albergo dei giornalisti (l’Habana libre che era stato il suo quartier generale) e i vaticanisti furono convocati al telefono dalla reception con un incredibile “il comandante l’attende nella hall”. Al termine del suo viaggio San Giovanni Paolo II manifestò una “grande fiducia nel futuro” di Cuba: “Costruitelo con gioia, guidati dalla luce della fede, con il vigore della speranza e la generosità dell’amore fraterno, capaci di creare un ambiente di maggiore libertà e pluralismo”. “Un auspicio – sottolinea Radio Vaticana – che ha camminato nel tempo sostenuto anche da Benedetto XVI che nel settembre del 2012 proprio a Cuba ribadi’ l’auspicio di un “cammino comune” per tutti i cubani: “l’ora presente – disse Ratzinger – reclama in modo urgente che, nella convivenza umana, nazionale ed internazionale, si eliminino posizioni inamovibili ed i punti di vista unilaterali che tendono a rendere più ardua l’intesa ed inefficace lo sforzo di collaborazione”. E’ stato poi il turno di Papa Francesco che a Cuba ha parlato di “piccoli ponti” che uno dopo la altro “fanno il grande ponte della pace“. Bergoglio, insieme ai suoi principali collaboratori (il segretario di Stato Pietro Parolin e il sostituto Giovanni Angelo Becciu), è stato tra i protagonisti delle trattative riservate che hanno portato alla normalizzazione delle relazioni tra Washington e L’Avana.

Tra le persone che hanno reso possibile l’apertura di Cuba al mondo e alla Chiesa Cattolica va ricordato anche lo storico portavoce di Wojtyla, Joaquin Navarro Valls, che san Giovanni Paolo II inviò in avanscoperta a Cuba proprio prima del suo storico viaggio del 1998: fu anche grazie al lavoro paziente di Navarro se l’incontro fu un grandioso successo e poté segnare la storia non solo dell’America e della Chiesa cattolica, ma del mondo intero. Un incontro che cambiò Fidel per sempre: “Ho vissuto – confidò a Wojtyla – delle esperienze personali che mi permettono di apprezzare molti aspetti del suo pensiero”. Poi l’incontro con Ratzinger nel marzo 2012, quando il governo era già in mano al fratello Raul. A lui Fidel, molta semplicità, aveva rivolto una domanda curiosa: “Cosa fa un Papa?”. “E’ al servizio della Chiesa universale”, gli aveva risposto Benedetto XVI. Fidel in quell’occasione aveva ringraziato Ratzinger per due beatificazioni: quella di Madre Teresa, benefattrice di Cuba, per la quale egli aveva venerazione e gratitudine, e quella di Giovanni Paolo II che venne a Cuba nel 1998. Il Papa tedesco, dal canto suo, gli aveva confidato la sua gioia nell’essere a Cuba e la cordialità con la quale è stato accolto. Fidel aveva rivelato di aver seguito tutto il viaggio attraverso la tv. La conversazione si era poi spostata sul terreno dei massimi sistemi: Castro aveva rilevato “la difficoltà dei tempi di oggi con la scienza che si trova a non saper rispondere alle esigenze della umanità di oggi” e il Papa aveva collegato questo tema con “l’assenza di Dio, con il non conoscimento di Dio che è importante per dare libertà e responsabilità”. Alla fine l’ex comandante rivoluzionario aveva chiesto all’ex professor Ratzinger qualche libro sui temi affrontati insieme e il Papa teologo aveva promesso di mandarglieli. Fu poi Papa Francesco ad onorare quella promessa: accadde due anni dopo, quando nel settembre 2015 andò a trovarlo a casa portandogli in dono diversi libri, tra i quali quello (corredato da cd) con le omelie di padre Armando Llorente, il gesuita morto in esilio a Miami che Castro aveva avuto come insegnante nel Collegio di Belen. Anche Raul, nell’udienza privata con il Papa in Vaticano il 10 maggio 2015, aveva ricordato a Francesco di aver studiato dai gesuiti. E poi aveva aggiunto: “Se il Papa continua così, tornerò alla Chiesa cattolica”.