Gli incendi che un anno fa hanno sconvolto l’Indonesia e il Borneo hanno causato un notevole inquinamento, mettendo a repentaglio la vita di 69 milioni di persone e causando migliaia di morti premature. E’ quanto sostiene uno studio internazionale guidato dalla Newcastle University e pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Gli incendi che tra l’estate e l’autunno scorsi hanno sconvolto foreste e torbiere dell’Asia equatoriale hanno esposto a “fumi killer” un quarto degli abitanti di Indonesia, Malesia e Singapore.
Le morti premature causate dall’aria inquinata, scrivono gli esperti, si attestano tra le 6.150 e le 17.270: si tratta di un decesso ogni 6mila persone esposte. Nei due mesi di incendio, il livello di polveri sottili ha raggiunto picchi di oltre dieci volte superiori al limite massimo fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Gli incendi del 2015, i peggiori mai visti negli ultimi due decenni, sono il risultato del cambiamento climatico, del cambio d’uso dei terreni e della deforestazione”, dicono i ricercatori, secondo cui “le condizioni di estrema siccità di questa regione significano che tali incendi potrebbero diventare più frequenti in futuro, a meno che non vengano intraprese azioni per prevenirli”.


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