Il 23 novembre del 1980, un fortissimo terremoto devastava l’Irpinia, al confine fra Campania e Basilicata. Il terremoto avvenne alle 19.34 ed ebbe una magnitudo momento 6.9. La faglia responsabile del terremoto dislocò un enorme area, ed anche per questo i danni furono ingentissimi, estesi su un’area di circa 17.000 chilometri quadrati.

La ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia è stata in molti casi soggetta a illegalità, “episodi di cattiva gestione degli enormi finanziamenti stanziati dallo Stato, a casi conclamati di corruzione di politici e amministratori e di infiltrazione da parte di organizzazioni malavitose, che sono state oggetto di numerose indagini da parte della magistratura“. Ancora pochi anni fa, alcune aree terremotate non erano state ricostruite e la gente viveva ancora nei container.
Il sisma dell’Irpinia del 1980 è stato uno dei più forti del Novecento in Italia. Mise a nudo un enorme ritardo da parte dell’Italia in tema di protezione civile e prevenzione sismica. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini lanciò una dura accusa per il ritardo dei soccorsi: “perché i centri di soccorso d’emergenza non hanno funzionato?”.
Lanciò infine un appello commovente agli italiani, invitandoli alla solidarietà, la stessa che aveva fatto muovere 14 anni prima gli “angeli del fango” per l’alluvione di Firenze: “io che ho assistito a tante tragedie…qui non c’entra la politica, c’entra la solidarietà umana. Tutti gli italiani devono andare in aiuto di questi fratelli colpiti dalla sciagura“.
Nel 1962 un altro terremoto aveva colpito l’Irpinia, causando gravi danni e decine di vittime. Questo sisma però, quasi del tutto dimenticato, è stato ribattezzato “il terremoto bianco”.
