C’e’ ancora tanto da conoscere sui meccanismi all’origine dei terremoti,ma soprattutto è difficile portare avanti il lavoro se mancano i fondi. “Non ci sono soldi sufficienti per finanziare le attività scientifiche”, ha detto il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni, in un incontro organizzato a Roma dalla Stampa estera. “L’esplorazione spaziale costa miliardi, mentre l’Ingv non ha finanziamenti per vivere”, ha aggiunto riferendosi al fondo di 50 milioni l’anno destinato all’ente. “Quest’anno siamo in serissima difficolta’, al punto che non sappiamo come fare il bilancio. Riusciamo a pagare gli stipendi e a curare la manutenzione degli strumenti. Vorremmo – ha proseguito – quell’extra che ci servirebbe per fare piu’ ricerca, invece non riusciamo ad arrivare a fine anno”.
E’ un lavoro di importanza decisiva, quello che vorrebbero poter fare geologi, sismologi e vulcanologi dell’Ingv, e i risultati permetterebbero di conoscere piu’ a fondo i rischi di un territorio da sempre tormentato dai terremoti, come l’Italia. Attraverso lo studio della sequenza sismica che si è attivata il 24 agosto nell’Italia centrale, gli scienziati hanno potuto captare molte cose, senza contare che la sequenza potrebbe “durare a lungo”, ha rilevato Doglioni, e che “non si possono escludere nuovi eventi importanti. Abbassare la guardia puo’ essere pericoloso”.
Nonostante la fatica per le difficoltà economiche, con la forte determinazione che nasce dalla consapevolezza di quanto la ricerca sia importante, l’Ingv continua a gestire la rete sismica nazionale con circa 400 sismografi, oltre 250 dei quali sono equipaggiati con stazioni Gps, e con le stazioni mobili portate sul campo dai ricercatori da quando si è attivata la sequenza del 24 agosto. “Dei circa mille ricercatori dell’Ingv, oltre la metà è impegnata sui terremoti”, ha detto nel corso dell’incontro con la Stampa estera Daniela Pantosti, che dirige la Struttura Terremoti dell’Ingv. “L’Italia – ha aggiunto – è un territorio vivo, nel quale la tettonica e’ attiva e che dobbiamo monitorare e controllare”. E’ inoltre fondamentale “imparare a costruire e ad adeguare il patrimonio edilizio nelle zone a rischio sismico: ci sono tecnologie avanzatissime che permettono di farlo, ma ci vogliono fondi e pazienza”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?