“Dobbiamo rendere la nostra attenzione verso la casa un po’ come l’attenzione verso la nostra salute, sapendo che è meglio prevenire che curare”. E’ così che il rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone ha esordito, illustrando ai dottorandi del suo ateneo le linee guida del progetto Casa Italia, di cui è stato nominato responsabile dal premier Matteo Renzi, per la messa insicurezza del territorio dopo i terremoti nell’Italia centrale.

“La prime fase del nostro progetto – ha spiegato Azzone – è quella di sistematizzare le tante informazioni che abbiamo” e avere un’unica banca dati “per capire la pericolosità sismica dei singoli territori e la vulnerabilità degli edifici. Tutto questo – ha aggiunto – ha come interlocutore il singolo cittadino, perché dobbiamo entrare nell’ordine d’idee che ci sono 60 milioni di italiani” che devono prendersi cura del territorio, ma “è anche di interesse per la polis, la politica nel senso più alto e nobile del termine.“
In pratica, il progetto ideato dal rettore Azzone prevede la mappatura dei comuni italiani in base al rischio sismico e in al rischio di abbandono da parte della cittadinanza. Dati che possono orientare le scelte politiche, visto che occorre puntare a una ricostruzione che sia attenta a non sprecare risorse e che punti allo stesso tempo a ripopolare i borghi devastati dal terremoto. “Se ci limitiamo a mettere in sicurezza edifici ormai vuoti – ha spiegato Azzone – stiamo sprecando risorse. Dobbiamo allora accompagnare il tema della messa in sicurezza con una politica di valorizzazione del luogo, che renda di nuovo vitale il borgo dove stiamo lavorando e renda conveniente viverci”. Grazie a questa mappatura “possiamo dare alla politica gli strumenti per intervenire – ha proseguito – e questo è quello che noi tecnici possiamo fare”.
Il secondo punto del programma Casa Italia prevede proprio gli interventi da mettere in atto e i tempi tecnici per realizzarli. “Il lavoro che sta facendo Renzo Piano con il suo team di 124 persone è quello di massimizzare la messa in sicurezza degli edifici, senza però abbandonarli mentre i lavori sono in corso”, ha spiegato Azzone. Lavoro che prevede competenze di tipo sismico, architettonico e ingegneristico. “L’idea – ha proseguito il rettore – è quella di definire una decina di esperienze emblematiche, dieci cantieri per recuperare edifici diversi, con l’idea che queste soluzioni poi possano essere replicate” sul territorio. La sfida “è farlo con le procedure ordinarie. Noi testiamo la normativa vigente – ha assicurato Azzone – e solo se vediamo che è veramente necessario, proponiamo davvero dei cambiamenti” per velocizzare i lavori.
L’ultimo punto toccato dal rettore del Politecnico riguarda i soldi per la ricostruzione. Quella economica “è una vera sfida che riguarda tutti noi tecnici – ha sottolineato – prima capiamo cosa vogliamo fare, valutiamo quanto può costare e poi chiediamo i soldi. Non partiamo dalla richiesta di soldi per poi fare qualcosa. Ci sono già interventi in corso, come il bonus sisma nella finanziaria, che ha modificato in maniera sensibile la possibilità di accedere a questi finanziamenti. Noi vogliamo monitorare nei prossimi mesi il sistema, per vedere se funziona, e arrivare nei prossimi mesi a capire realmente il fabbisogno finanziario” per la ricostruzione.“Al momento si danno un po’ i numeri del lotto – ha chiosato – noi, invece, vogliamo capire quante sono le risorse necessarie”. Infine occorre educare gli italiani a prendersi cura del proprio Paese. “Vorremmo far capire attraverso i media che abbiamo un Paese fragile da difendere e vogliamo fare formazione sulla sismica. Su questo stiamo lavorando con il ministero dell’Istruzione. Dobbiamo far capire a tutti che viviamo in un Paese bellissimo ma fragile, forse bellissimo perché fragile”, ha concluso Azzone.


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