Veronesi, il ricordo dei medici dell’Humanitas: “Era un gigante della medicina”

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“Siamo come nani sulle spalle di giganti, come diceva Bernardo di Chartres. Io mi sento un nano, e se vedo più lontano è solo perché sotto di me ci sono i giganti. Uno di loro, uno su cui ero seduto, era proprio Umberto Veronesi”. Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Irccs Humanitas di Rozzano (Milano) e docente di Humanitas University, ricorda commosso l’oncologo scomparso ieri sera nella sua casa milanese alla soglia dei 91 anni. Al cordoglio dell’immunologo si unisce quello degli altri camici bianchi dell’Istituto, dove oggi lavora una delle figlie di Umberto Veronesi, Giulia. Mantovani incontrò Veronesi all’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano dopo gli studi universitari: “Fu lui a portarmi nel reparto della professoressa Fossati Bellani e da li è cominciata la mia carriera – racconta lo scienziato italiano più citato al mondo – Ricordo ancora un editoriale del ‘New England Journal of Medicine’, dopo la pubblicazione di un importante studio dell’Istituto. A Milano, scrisse l’editorialista, non c’è solo la Scala, ma anche la ricerca sul cancro. Se in Italia si fa ricerca ad alto livello, e grazie a questo i pazienti vengono curati, lo dobbiamo alla nascita dell’Airc-Associazione italiana per la ricerca sul cancro, fondata anche dal professor Veronesi”.

LaPresse/Saverio Merone
LaPresse/Saverio Merone

Lo scienziato entrò all’Int da volontario, per poi diventarne il direttore generale nel 1975. Successivamente ha fondato la Scuola europea di oncologia e l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) del capoluogo lombardo. “Un gesto di grande lungimiranza – sottolinea Marco Alloisio, coordinatore delle Chirurgie specialistiche di Humanitas Cancer Center e presidente della Sezione milanese della Lilt-Lega italiana per la lotta contro i tumori – Il professor Veronesi ha sempre creduto nella ricerca, creando anche i Registri dei tumori e curando gli aspetti relativi all’epidemiologia. Con lui si sono formati tantissimi oncologi e chirurghi. Alcuni di loro, lungo la sua scia, hanno creato l’Humanitas Cancer Center. Qui è stato possibile dar seguito all’insegnamento del professor Veronesi”. Tra i contributi più rilevanti di Veronesi nella lotta contro il cancro – una rivoluzione riconosciuta anche fuori dai confini nazionali ed europei, evidenziano i camici bianchi di Humanitas – è stato il cambio di paradigma nel trattamento dei tumori al seno con l’introduzione della quadrantectomia, l’intervento conservativo per l’asportazione del cancro, e l’analisi del linfonodo sentinella. “Grazie alle sue intuizioni e alla sua attività – commenta Armando Santoro, direttore del Cancer Center di Humanitas – Umberto Veronesi ha permesso a tante donne di ottenere maggiori possibilità di guarigione con interventi meno demolitori”. Riprende Alloisio: “Negli anni ’90 la percentuale di mastectomie arrivava anche all’80%, mentre oggi siamo al 20%. Il suo contributo alla definizione di interventi conservativi sulla mammella ha rappresentato una svolta epocale”.

Per Marco Montorsi, responsabile di Chirurgia generale e digestiva di Humanitas, rettore di Humanitas University e presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), l’oncologo è stato “un uomo di grande personalità, con una precisa visione di cosa dovesse diventare l’oncologia. Dobbiamo essergli riconoscenti, perché ha introdotto nel mondo della chirurgia l’idea di un chirurgo moderno, gettando le premesse per la definizione di un approccio multidisciplinare nella chirurgia oncologica. Personalmente ricordo un colloquio avuto con Umberto Veronesi un paio di anni fa, sulla formazione universitaria e l’oncologia di domani. Conservo l’immagine di una persona dall’ingegno acuto, con una chiara idea del futuro”. Carisma e curiosità, una dote che ‘il prof’ metteva in ogni parola scambiata con colleghi e pazienti. “Quando ci incontravamo, anche quando non lavoravamo più allo stesso Istituto – riferisce Marta Scorsetti, responsabile di Radioterapia e radiochirurgia di Humanitas – mi chiedeva sempre dell’attività di ricerca sulla radioterapia conservativa, mi interrogava sulla mia visione del futuro. Una cosa che mi stimolava, mi portava a pensare, a pormi continuamente degli interrogativi”.

LaPresse/Federico Ferramola
LaPresse/Federico Ferramola

E poi l’empatia immediata che scattava con i malati. “Quest’ultimo aspetto del suo carattere lo mostrava in particolare con i pazienti. Immediatamente capivi che era entrato in rapporto con loro”. “Il suo insegnamento più grande è stato proprio questo: mettere al centro del percorso di cura il paziente – osserva Corrado Tinterri, direttore della Breast Unit di Humanitas – Il professor Veronesi non tollerava che non si desse ascolto ai pazienti. Erano loro, e non la malattia, che dovevano essere al centro dell’azione dei medici. Il messaggio che ci lascia, che lascia una grande personalità alla quale ero particolarmente legato, è che gli uomini e alle donne con una diagnosi di tumore devono essere curati garantendo loro il miglior trattamento possibile”. Veronesi “ha fatto molto per i pazienti e per l’opinione pubblica tutta – riflette Scorsetti – portandola a prendere coscienza di un problema, il primo passo necessario per poterlo affrontare”.

Dalla fondazione dell’Airc nel 1965, la sua attività di divulgazione scientifica è stata instancabile, con le diverse edizioni della Giornata per la ricerca dell’associazione, i libri e gli interventi sui media. “Ha sdoganato le parole ‘tumore’ e ‘cancro’ quando erano ancora termini impronunciabili, puntando sulla conoscenza e sull’informazione“, nota Santoro. Infine l’impegno per sensibilizzare gli italiani sulla prevenzione dei tumori, con l’Airc, “ma anche con la sezione di Milano della Lilt che ha diretto per circa 10 anni, dal 1967 al 1976. Ha insistito sulla prevenzione primaria dei tumori, sul valore della corretta alimentazione e degli stili di vita, grazie a cui oggi si possono prevenire 4-5 tumori su 10 – avverte Alloisio – Ha anche insistito sull’importanza della diagnosi precoce, del Pap-test, della mammografia e della colonscopia per la prevenzione dei tumori a cervice uterina, seno e colon-retto. Veronesi ci lascia in un momento in cui, sebbene l’incidenza dei tumori sia in aumento, la mortalità è invece in calo. Un’inversione di tendenza rispetto al passato che rappresenta un primo riscontro della sua eredità“. Eredità che gli oncologi italiani adesso dovranno raccogliere, “pur sapendo – conclude Santoro – che figure come quella del professor Veronesi probabilmente resteranno uniche”.