Veronesi, le parole di Emma Bonino: “Le tue battaglie le porteremo avanti e credimi le vinceremo”

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“Le tue battaglie le porteremo avanti e credimi, anche tardi ma le vinceremo”. Emma Bonino fa questa promessa salutando l’oncologo Umberto Veronesi, oggi durante la commemorazione civile a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. “Oggi – spiega la storica ‘pasionaria’ dei Radicali – molti di noi non sono qui perché sono impegnati a Roma a portare a termine l’impegno per la legalizzazione della marijuana. Ma tu ci lasci tanto, anche l’efficacia del metodo scientifico per promuovere la pace e io dico anche la democrazia. Un metodo che non è diceria o qualche mozione di troppo, ma prova e riprova”.

Bonino si rivolge direttamente all’oncologo:  “Buongiorno prof. Io non ho dovuto costringerti a occuparti della mia malattia. Avevi già vinto. Il tuo metodo sta prendendo piede. Molti medici e professionisti che da te hanno imparato guardano ora alla persona con i suoi sogni e le due debolezza, ed è per questo che non ho avuto la necessità di caricarti anche del mio microcitoma“.“La medicina nel nostro paese sta cambiando, un po’ troppo lentamente per i miei gusti e per i tuoi, però sta cambiando”, ha osservato Bonino nel suo addio a Veronesi. Grazie a “questo metodo che è un misto straordinario di umanità, che guarda alla persona, e di rigore scientifico in un equilibrio straordinario che ti rassicura, ti sostiene e ti fa essere capito, non ti fa sentire malato e quindi reietto. Nessuno come te ha capito il messaggio di Luca Coscioni ‘dal corpo del malato al cuore della politica’, perché tu per primo ci hai insegnato che il malato non è un cittadino di serie b. E’ un cittadino con una debolezza in più”.

LaPresse/Gian Mattia D'Alberto
LaPresse/Gian Mattia D’Alberto

Ma Bonino ha ricordato anche le battaglie per i diritti civili e l’impegno di Veronesi. “Voglio che in questa sala tu senta il ringraziamento di tutti coloro che hanno sofferto o soffrono nel nostro Paese non per malattia, ma per mancanza di libertà e di responsabilità individuale. Tu ci sei stato vicino nelle battaglie laiche più difficili. Quelle che partivano di estrema minoranza e sono diventate patrimonio di tutti. Non dimenticherò quando ero ragazza e, lottando contro l’aborto clandestino, oltre ai miei amici radicali ho trovato praticamente solo te all’inizio. Quanti ti devono di aver smesso di soffrire per essere riconosciuti nelle unioni civili, di aver posto il problema – tabù – della morte dignitosa? Tu sentivi come me, come molti di noi, soprattutto i doveri della libertà”.

LaPresse / Stefania D'Alessandro
LaPresse / Stefania D’Alessandro

Veronesi, ha aggiunto Bonino, lascia anche “qualcosa di meno noto, ma così importante: l’affermazione del metodo scientifico per promuovere pace. Il metodo scientifico che è propizio alla democrazia. Questo forse l’abbiamo capito ancora troppo poco. Eppure ‘Science for Peace’, questo grande progetto cui sono così affezionata e cui tu eri così affezionato, ha dedicato una sessione all’Europa tanti anni fa, perché tu eri antesignano, e poi una all’ergastolo. E quella di quest’anno che mi hai chiesto di aprire sarà dedicata ai rifugiati, ai migranti, all’integrazione. Ossia ai problemi del nostro tempo”. Bonino ha ricordato infine la passione di Veronesi “per la ricerca scientifica”, su cui insisteva anche “in un momento così antiscientifico nel nostro Paese, in cui vanno di moda altre illusioni”. “Per questo – ha concluso – la quarta sessione del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica che cerchiamo di organizzare con l’Associazione Luca Coscioni a Tunisi, la prima volta in un Paese non europeo, unanimemente abbiamo tutti deciso che la dedichiamo a te. Tu con noi sarai a Tunisi”.