Acqua: difficile reperirne di buona qualità, a rischio lo sviluppo sostenibile in Africa

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È sempre più difficile reperire acque di buona qualità, soprattutto nelle aree più aride e nei periodi di siccità prolungati nell’area est del continente africano, con delle evidenti conseguenze sullo sviluppo sostenibile, in particolare in Etiopia, Kenya, Tanzania e Mozambico. E’ quanto emerso dalla conferenza internazionale di venerdì tenutasi presso il Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma nell’ambito delle attività del progetto di cooperazione internazionale SECOSUD “Conservation and equitable use of biological diversity in the SADC region”, promosso dalla Cooperazione Italiana e realizzato dallo stesso Dipartimento di Biologia Ambientale.

Tra i temi discussi anche diversi casi di studio, esperienze ed approcci metodologici in diversi Paesi africani per affrontare tematiche ambientali legate a cambiamento climatico, desertificazione, e conservazione della biodiversità e delle risorse naturali. Il discorso è stato aperto dalla prof.ssa Milena Altamura, Direttore del Dipartimento di Biologia Ambientale, che ha evidenziato come l’ateneo romano, con le sue competenze scientifiche, rappresenti un naturale partner per l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) soprattutto nei Paesi del SADC (Southern African Development Community). Tra i relatori, Mauro Ghirotti, coordinatore di programmi ambientali e di sicurezza alimentare dell’AICS, che ha ricordato come i problemi ambientali debbano essere affrontati attraverso un approccio multidisciplinare, considerando l’interdipendenza tra scienza e tecnologia.

La giornata si è conclusa con Maurizio Barbieri, docente di Geochimica a La Sapienza e responsabile del settore acqua e suolo del progetto SECOSUD. Barbieri ha ricordato che in alcuni casi gli elementi in traccia (che costituiscono solo l’1% dei costituenti naturali disciolti nelle acque sotterranee) possono rendere l’acqua inutilizzabile per scopi umani o agricoli. Si tratta di elementi come l’arsenico, l’uranio il nickel e il cadmio che possono essere naturalmente presenti nelle acque sotterranee e finiscono con il creare seri problemi ambientali. E questo – ha concluso – è particolarmente attuale per l’appunto in Etiopia, Kenya, Tanzania e Mozambico. Con evidenti riflessi sui processi produttivi, specie in agricoltura, e nella tutela ambientale, e di conseguenza sulla qualità e aspettativa di vita delle popolazioni locali.