Aereo dirottato a Malta: ore di angoscia, poi la liberazione, ecco le ragioni dei dirottatori

L’aereo della compagnia libica Afriqiyah Airways dirottato oggi a Malta proveniva da Sebha, una città del sud della Libia che nelle scorse settimane era stata teatro di duri scontri tra clan rivali: da una parte gli Awlad Sulaiman, sostenuti dalla Terza forza, una milizia considerata vicina alla città-stato di Misurata; dall’altra i Gaddafah, il clan a cui apparteneva il defunto colonnello Muhammar Gheddafi. Secondo la stampa libica i due dirottatori avrebbero chiesto il rilascio di Saif al Islam Gheddafi, secondogenito del defunto dittatore Muhammar Gheddafi attualmente in carcere a Zintan, e di altri detenuti in Libia. Durante la crisi, successivamente risolta con la liberazione di tutti gli ostaggi e l’arresto dei sequestratori che si sono arresi, uno dei dirottatori era uscito per pochi istanti dall’aereo per sventolare la bandiera verde della Jamahiriya libica.

Negli scontri esplosi nell’area di Sebha lo scorso novembre erano morte 21 persone e altre 33 erano rimaste ferite. Sebha si trova in un’oasi nel deserto libico ed è sede di un’importante base militare, non è purtroppo la prima volta che la rivalità fra clan sfocia in un conflitto armato: i primi scontri tra queste due tribù sono avvenuti nel 2011, con la rivoluzione contro il regime del colonnello Gheddafi. La municipalità confina ad est con Awbari, sede dei ricchi giacimenti petroliferi di El Feel e Al Sahrara. La maggior parte della sua popolazione è composta da migranti provenienti da Ciad, Niger e Sudan, portati in Libia da Gheddafi negli anni Ottanta. Queste persone hanno sempre avuto dal passato regime occupazione e stipendi in cambio del loro sostegno garantito. La città è sede di un gran numero di membri della tribù dei Gaddafah, a cui Gheddafi apparteneva, e per questo è sempre stata considerata una roccaforte del suo regime.

Il conflitto a fuoco tra i membri del clan degli Awlad Sulaiman e quelli degli al Gaddafah e’ iniziato apparentemente per futili motivi: inizialmente a causa di una scimmia in vendita in un negozio di un membro del clan dei Gaddafah. L’animale avrebbe aggredito un gruppo di passanti, in particolare delle ragazze appartenenti alla tribù rivale. La scimmia avrebbe prima colpito e poi tolto il velo ad una ragazza dei Awlad Sulaiman, spingendo un uomo della sua tribù ad intervenire e ad uccidere tre membri dei Gaddafah, dando vita al conflitto armato. Secondo altre versioni, il proprietario del negozio, un ragazzo dei Gaddafah, avrebbe scagliato l’animale contro delle studentesse dell’istituto superiore del quartiere di al Manshia degli Awlad Sulaiman. Secondo invece i molti commentatori libici, la vicenda della scimmia sarebbe stata inventata per celare le vere ragioni del conflitto. Secondo alcuni dietro al clan dei Gaddafah ci sarebbero esponenti dello Stato islamico (Is) fuggiti da Sirte che tentano di controllare Sebha. Secondo altri, dietro agli Awlad Sulaiman ci sarebbero le milizie di Misurata fedeli al premier di Tripoli Fayez al Sarraj, che vorrebbero assicurarsi il controllo della città per impedire l’arrivo delle truppe del generale “rinnegato” Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico. Le tribu’ del Fezzan hanno accusato tramite i media locali direttamente il Qatar e la Turchia, che sostengono le milizie di Misurata, di essere dietro questo conflitto armato riesploso dopo mesi di calma in città.