Depressione: cause, sintomi, diagnosi e cura [FOCUS]

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Tutti quanti conosciamo l’esperienza di una giornata storta, in cui ci si sente tristi e più irritabili del solito, ma si tratta spesso di disturbi passeggeri. Tuttavia, in alcune circostanze, questa sensazione può derivare da una vera e propria patologia clinica: la depressione. La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso, caratterizzato da umore triste, accompagnato da anedonia, ossia perdita di piacere e di interesse nello svolgere le attività normalmente considerate piacevoli, e da bassa autostima.

DEPRESSIONE AUTUNNALE 1Il disturbo depressivo può manifestare diversi livelli di entità, fino ad essere invalidante coinvolgendo tutte le sfere della propria esistenza: sia la sfera affettiva che quella cognitiva risentono infatti di questa condizione, e portano ad influenzare negativamente la vita familiare, lavorativa, lo studio, le abitudini alimentari e del sonno, la salute fisica. Il disturbo depressivo ha dunque un forte impatto sulla qualità della vita di chi ne soffre, soprattutto nel caso di disturbo depressivo maggiore (ossia quando i sintomi sono tali da compromettere l’adattamento sociale), esistono poi diverse depressioni minori che non hanno gravi conseguenze e spesso sono normali reazioni ad eventi della vita con risoluzione in tempi brevi.

Le cause

Le cause della depressione sono ancora oggetto di studio. In un primo momento esistevano due differenti correnti di pensiero: una attribuiva maggiore importanza alle cause biologiche e genetiche, l’altra a quelle ambientali e psicologiche. Oggi si pensa invece che la depressione sia una combinazione multifattoriale di tutti questi fattori. I fattori genetici sembrano influenzare parzialmente l’origine della patologia. Poiché non si tratta di una malattia a trasmissione diretta, ma dove sono coinvolti diversi geni, il fattore ereditario si manifesta con portata differente a seconda del tipo di depressione: nel caso di patologie lievi risulta meno probabile, ma sembra influenzare notevolmente i casi di esordio precoce (il 70% dei bambini depressi hanno un genitore che soffre di questo disturbo).

DEPRESSIONE INVERNALE 1I fattori biologici influenzano notevolmente l’evoluzione della patologia, è stato infatti rilevato come la depressione sia fortemente legata a 3 neurotrasmettitori: la serotonina, la noradrenalina e la dopamina, che svolgono un ruolo importante nella stabilizzazione dell’umore, nella regolazione della fase sonno – veglia, nella sessualità e nell’attenzione. Un altro fattori neurobiologico che assume un ruolo fondamentale nei disturbi dell’umore è l‘asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Questo asse regola la risposta a lungo termine allo stress, inducendo il surrene al rilascio di ormoni glucocorticoidi, in particolare il cortisolo: i pazienti i depressi hanno evidenziato un’iperattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e elevati dosi di cortisolo nel sangue, che provocano effetti dannosi per tutto l’organismo, come insonnia, perdita dell’appetito, diabete mellito, osteoporosi, riduzione dell’interesse sessuale, aumento d’ansia.

depressioneAnche i fattori psicologici possono rappresentare una causa importante del disturbo depressivo, si tratta soprattutto di correnti psicoanalitiche, dove la causa della depressione è solitamente da ricercarsi in fattori inconsci ovvero nelle relazioni e reazioni individuali del soggetto con l’ambiente di vita e di crescita. In questo caso la depressione è spiegata come il risultato di una mancata elaborazione di vissuti emotivi profondi, traumatici, dolorosi o spiacevoli, depositatesi nell’inconscio attraverso processi difensivi come la rimozione, o con la persistenza strutturata nel tempo di un Super-io persecutorio che dà origine a conflitti psichici inconsci. In questi casi la guarigione passa attraverso prese di coscienza e successive elaborazioni, con una ristrutturazione della personalità. Un altro condizionamento importante deriva da fattori ambientali e sociali.

I sintomi

DEPRESSIONE DONNA - CopiaI sintomi più comuni della depressione sono un umore triste e depresso per gran parte della giornata, con una forte predominanza di pensieri negativi ed incapacità di provare piacere, una variazione dell’appetito (che può manifestarsi con una diminuzione o aumento significativo), una variazione del sonno (con difficoltà ad addormentarsi o bisogno di dormire più ore del dovuto), una sensazione di agitazione e ansia o, talvolta, un senso di rallentamento dei riflessi, facile affaticabilità e/o mancanza di energia non giustificata, ridotta difficoltà di concentrazione, un calo dell’autostima, una tendenza molto forte ad incolparsi, a svalutarsi, tendenza a pensare al suicidio, calo del desiderio sessuale, irritabilità o frustrazione, pianto immotivato, una o più volte al giorno.

DEPRESSIONELa caratteristica principale dei sintomi depressivi è la pervasività: sono presenti tutti i giorni per quasi tutto il giorno per almeno 15 giorni. I sintomi depressivi possono alternarsi, e a volte presentarsi in contemporanea, a sintomi di eccitamento (euforia, irritazione, impulsività, loquacità, pensieri veloci che si accavallano e a cui è difficile stare dietro, sensazioni di grandiosità, infinita potenzialità personale o convinzioni di essere perseguitati). In questo caso si tratta di episodi depressivi o misti all’interno di un disturbo bipolare dell’umore.

La diagnosi

Trattandosi di una patologia che investe soprattutto la sfera psichica la diagnosi non prevede esami clinici, bensì un’attenta osservazione di sintomi da parte dello specialista. Una valutazione diagnostica completa comprende una cronologia completa dei sintomi del paziente, per capire quando sono iniziati i primi sintomi, per quanto tempo sono durati e quanto sono gravi. Oltre ad un’osservazione dei sintomi sopra elencati e dei fattori ereditari, biologici, psicologici e sociali,  una valutazione diagnostica comprende anche un esame dello stato mentale del paziente, per determinare se il modello di pensiero, o la memoria è stata colpita, come spesso accade in caso di depressione o di malattia maniaco-depressiva.

DEPRESSIONE INVERNALEPrima di diagnosticare un disturbo depressivo maggiore, un medico esegue in genere una visita medica e le indagini selezionate per escludere che la depressione derivi da altri fattori: occorre quindi effettuare esami del sangue con misurazione del TSH e tiroxina per escludere l’ipotiroidismo, elettroliti sierici di calcio di base e per escludere un disturbo metabolico e un emocromo completo, VES per escludere un’infezione o una malattia sistemica cronica. Vanno inoltre escluse reazioni avverse ai farmaci o l’affettivo abuso di alcol. I livelli di testosterone possono essere valutati per diagnosticare l’ipogonadismo, una causa di depressione negli uomini.

La cura

psicologoUna delle cure più efficaci contro la depressione è la terapia cognitivo comportamentale che da un lato cerca di modificare i pensieri negativi che possono sostenere la depressione, aiutando la persona a sviluppare una modalità di pensiero più equilibrata e razionale e dall’altro fornisce al paziente le abilità per affrontare le difficoltà quotidiane, che probabilmente hanno portato la persona ad essere depressa. La cura della depressione ha quindi come obiettivo quello di permettere al paziente di riprendere in mano la propria vita, ricominciando a gestire le attività che sono state abbandonate e sviluppando comportamenti più funzionali per risolvere i propri problemi. La terapia cognitivo comportamentale si differenzia molto da altri tipologie di psicoterapie in quanto è focalizzata sul presente, sui sintomi della depressione, e tende a produrre soluzioni concrete per i problemi presentati.

FARMACI 4La depressione può ovviamente essere curata anche attraverso l’ausilio dei farmaci prescritti dallo specialista che, in alcuni casi maggiori risultano persino necessari. Le principali classi di farmaci antidepressivi utilizzate sono: triciclici e tetraciclici (come desipramina, nortriptilina, maprotilina, imipramina, amitriptilina); agonisti multisistemici Noradrenalina-Serotonina (come trazodone); benzamidi sostituite (come amisulpiride); agonisti del sistema noradrenergico (come mianserina, mirtazapina, reboxetina); inibitori del reuptake della serotonina (come fluoxetina, fluvoxamina, sertralina, citalopram, escitalopram); donatori di gruppi metilici (S-adenosil-L-metionina). Tutte le classi si sono mostrate efficaci nel trattamento.

Nelle forme resistenti possono essere utilizzate associazioni con stabilizzanti dell’umore (come litio, valproato, carbamazepina, oxcarbamazepina, gabapentin) e in alcuni casi con ormoni tiroidei. Da pochi anni è stratta introdotta sul mercato una nuova molecola, l’agomelatina (Tymanax, Valdoxan), che interviene sulla melatonina e che sembra avere una discreta efficacia sui sintomi depressivi, presentando minori effetti collaterali degli altri farmaci sopra citati.