Ghiaccio ‘killer’ in montagna: due vittime sulle Alpi

Viene comunemente chiamato “cemento armato”: si tratta di un deposito di neve bagnata che con il diminuire delle temperature diventa durissimo e ghiacciato, una vera e propria trappola mortale anche per gli escursionisti più esperti. Impossibile non scivolare e, se il terreno è ripido, fermarsi. E’ stata proprio questa la probabile causa degli incidenti che oggi hanno fatto due morti, uno in Alto Adige e l’altro in Piemonte, dove da inizio dicembre le vittime di questo ghiaccio ‘killer’ sono state addirittura sette.

Il giovanissimo escursionista, appena 23enne, che ha perso la vita nella Conca di Oropa, sulle Alpi Biellesi nei pressi della vetta del monte Mucrone è Luca Brunello, residente a Cigliano, nel Vercellese. Stamattina era partito con un compagno per effettuare la salita della cima, a quota 2.335 metri. In prossimità dell’anticima, dove si trovano i resti del vecchio impianto sciistico, i due si sono separati proprio a causa del ghiaccio. L’amico, preoccupato per la pessima tenuta del terreno nonostante i ramponi, ha preferito non proseguire e dopo avere atteso la vittima ha deciso di chiedere aiuto. Un tecnico del soccorso alpino che si trovava nella zona ha dato l’allarme e l’elisoccorso è decollato. Il disperso, ormai privo di vita, è stato individuato ai piedi di una parete dopo un paio di sorvoli. Inutili i soccorsi: il giovane e’ morto sul colpo, a causa dei traumi riportati dopo una caduta di circa 200 metri.

In Val Passiria ha invece perso la vita Guenther Frei, 44enne di Merano (Bolzano). L’uomo, era salito da Valtina verso il Montelago, a quota 2.430 metri assieme al fratello, per aiutare un amico a radunare alcuni animali d’alpeggio. Purtroppo è scivolato sul ghiaccio precipitando per 300 metri. Sono intervenuti gli uomini del soccorso alpino di San Leonardo che hanno recuperato la salma con l’ausilio di un elicottero del 118. Sul posto anche i carabinieri. “In montagna bisogna saper rinunciare“, e’ l’invito di Luca Giaj Arcota, presidente del soccorso alpino piemontese. “C’è una percentuale di rischio che non si può eliminare mai – aggiunge – anche se si hanno capacità è bene mettere da parte l’orgoglio: la testa è il miglior strumento, anche in montagna…”.