Gli angeli del 2016: ecco i veri eroi di quest’anno, uomini e donne che con coraggio e umiltà hanno cambiato la storia

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Storie di impegno, di solidarietà, di accoglienza, di altruismo. Nel corso del 2016 sono tanti gli esempi di uomini e donne che nel lavoro quotidiano, sulle strade italiane o in mare, hanno salvato vite, scavato a mani nude tra le macerie, portata la speranza a chi l’aveva persa. Uomini e donne ‘normali’ che ogni giorno a servizio della comunità compiono imprese, a loro rischio e pericolo, che sanno di eroico. Dai poliziotti italiani che hanno fermato il terrorista di Berlino, all’ispettore capo Maria Rosa Volpe che con la piccola Favour, sbarcata orfana a Lampedusa, tra le braccia ha commosso tutti; da Giuseppe La Rosa, il rescue swimmer della Guardia Costiera siciliana, ad Angelo Moroni il vigile del fuoco che ha salvato la piccola Giorgia rimasta per ore sotto le macerie dopo il terremoto del 24 agosto, ecco alcune storie esemplari del 2016.

polizia stradaleAlcuni di questi ‘esempi civili’ sono stati premiati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella con onorificenze, altri con glorificazione social dopo la ribalta mediatica. Di Cristian Movio, friulano di 36 anni, e Luca Scatà, 29 anni della provincia di Siracusa, i due agenti di polizia del commissariato di Sesto San Giovanni (Milano), se ne è parlato molto, dopo che il ministro dell’Interno Marco Minniti, la mattina del 23 dicembre, ha reso noti i loro nomi. Durante un controllo a Sesto San Giovanni, i due poliziotti hanno fermato e ucciso Anis Amri, il killer della strage del mercatino di Natale. Quella famosa notte, alla richiesta dei documenti, Amri ha estratto la pistola, sparato e colpito Movio, il collega Scatà ha risposto uccidendo l’attentatore. La vita dei due agenti da quella notte è cambiata ma guai a chiamarli eroi, loro si sentono solo “gente normale”.

solidarietàMaria Rosa Volpe, più nota tra i minori migranti come ‘MAMMA MARIA’, è tra le donne che ha ricevuto un’onorificenza da Mattarella. Si è sempre prodigata per i piccoli stranieri tanto da guadagnarsi un nome familiare quanto il suo impegno quotidiano. Si accendono le luci sulla sua storia dopo che l’ispettore capo della Polizia, dal 1996 responsabile dell’ufficio Minori della Questura di Agrigento, è stata immortalata con la piccola nigeriana Favour tra le braccia mentre le dà il biberon. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo. La bimba di 9 mesi è approdata, a maggio scorso, da sola a Lampedusa dopo la morte della mamma durante la traversata nel Canale di Sicilia. Non solo Favour. Volpe potrebbe raccontare una storia al giorno di piccoli migranti arrivati soli nel nostro Paese dei quali lei si prende cura “con amore” prima di affidarli ai servizi sociali. “In mare siamo tutti uguali”. Ne è fermamente convinto il giovane soccorritore della Guardia costiera Giuseppe La Rosa (ha 27 anni), di Santa Croce Camerina (Rg), che si getta in mare, sotto il sole o al buio, per afferrare nel più breve tempo possibile le tante mani tese che spuntano da barconi e gommoni quasi affondati. Nuota tra voci imploranti di donne e bambini. Salva vite. Centinaia. In servizio presso la nave ‘Dattilo’, lui, che una volta faceva il bagnino e che oggi vive il suo lavoro come una ‘missione possibile’, è sempre il primo a tuffarsi nel Canale di Sicilia. Ci sono poi operatori, volontari, medici, infermieri delle squadre di soccorso nel Mediterraneo che si danno un gran da fare nelle emergenze e a fine giornata c’è l’emozione del miracolo. La dottoressa Giulia Marinig (26 anni di Udine) e l’infermiere Alessio Gallotta (25 anni di Portici) del Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta (Cisom) hanno aiutato tre donne eritree a partorire a bordo della nave Dattilo. Tre nuove vite venute alla luce in mezzo al mare.

Mario Sabatini - LaPresse
Mario Sabatini – LaPresse

“Un’esperienza forte dal punto di vista professionale e umano. Una bella emozione”, hanno detto i due raccontando i fatti che si sono svolti tra il 3 e il 5 ottobre quando la Guardia costiera ha soccorso 1.004 nel Canale di Sicilia, tra cui una ventina di donne incinte. Dal mare alla terra. Che quando trema, spezza futuro e speranza. Nelle zone della devastazione post terremoto, i Vigili del fuoco sono tra i primi a intervenire. Scavano, scavano fino a riportare alla luce il sommerso. Angelo Moroni è il vigile eroe di Giorgia, la bambina rimasta per 16 ore sotto le macerie della sua casa a Pescara del Tronto dopo il terremoto del 24 agosto. Capo-squadra di Pesaro Urbino, il pompiere ha espresso gioia tra le lacrime dopo averla estratta viva grazie anche al fiuto di Leo, labrador della squadra dei cinofili della polizia. Il collega Mauro D’Angeli, 51 anni, ha tirato fuori da quintali di detriti ad Amatrice la piccola Giulia, nel buio per quasi un giorno. Salvo, grazie all’opera dei Vigili del fuoco spezzini in una frazione di Amatrice, anche il cane Romeo che, senza cibo né acqua, è rimasto sepolto dalle macerie per nove giorni. Vittime e salvataggi diventati simboli di speranza nella devastazione del Centro Italia. Dai Vigili del Fuoco alla Protezione civile, dai Carabinieri alla Guardia di Finanza, nella tragedia si lavora fianco a fianco. Quel maledetto 24 agosto ad Amatrice, Giovanni viene tirato fuori da un buco nero di polvere e calcinacci dai finanzieri del Soccorso Alpino. Nel terremoto l’uomo ha perso la moglie e la figlia. T-shirt, braccialetti, persino un asilo da costruire, truffatori in agguato: sono stati proprio i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Rieti a smascherare finte raccolte fondi a favore dei terremotati.

LaPresse/Angelo Emma
LaPresse/Angelo Emma

E sono sempre le Fiamme Gialle ad occuparsi di antisciacallaggio. Ma i ‘miracoli’ non avvengono solo in situazioni di emergenza. Una anziana signora toscana in gita a Milano in una giornata di ottobre è stata salvata da due poliziotti, Domenico Vastola e Stefano Fontana, che hanno avuto l’intuito di capire che c’era qualcosa di strano in lei mentre camminava sola lungo i binari del tram. Una volta avvicinata e fatta salire in macchina, la donna, 82 anni, si è accasciata. Praticato un tempestivo intervento salvavita, è stata rianimata per ben tre volte prima dell’arrivo del 118. Senza i “suoi angeli”, come li ha poi definiti in un video di ringraziamento, non sarebbe ancora viva. Insomma, piccoli eroi nascosti nel nostro quotidiano. Anche il 2016 ne ha avuti.

terremoto italia castelluccio”Ricostruiremo le nuove abitazioni accanto a quelle crollate. Per non perdere l’identità”, ripete come un mantra. Passano i mesi, i problemi restano. A novembre, arrivato a Roma insieme agli altri sindaci dei paesi colpiti, non esita a denunciare la paura dell’abbandono una volta spenti i riflettori dell’emergenza. ‘‘Ho la sensazione che forse qualcuno ci sta abbandonando”, dice nell’aula di Montecitorio, con una fascia tricolore prestata da un collega, ”perché nella scossa del 30 ho perso anche quella’‘. Tranne, poi, dirsi ”sicuro che non sarà così. Altrimenti questi borghi non torneranno più a vivere. Perché noi non vogliamo essere solo un paese da cartolina, ma un paese da vivere”. Tenace, in trincea accanto ai cittadini, cerca di guardare al futuro, alla nuova Amatrice fatta di persone vive, perché ‘‘se penso al passato, sarei morto’‘, confessa. Con la priorità di ricostruire e non far calare l’attenzione, arriva nei giorni di Natale a sfidare i parlamentari per una ‘tre giorni’ nelle zone terremotate. ‘‘Si mettano gli scarponi, tolgano giacca e cravatta e vengano qui a parlare con la gente, a gestire, con vigili del fuoco e protezione civile, tutto”. Una provocazione, dice qualcuno. Solo ”un’opportunità per il Parlamento a fare meglio”, per il sindaco battagliero.

TERRORISMONei suoi tweet citava il Bauman del ”che errore sovrapporre il terrorismo all’immigrazione”, Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza di 31 anni morta nella strage del mercatino di Natale del 19 dicembre scorso, firmata dal tunisino Anis Amri. Nata a Sulmona, laurea a Bologna in Scienze internazionali e diplomatiche, master in tedesco alla Cattolica di Milano in comunicazione economica, a Berlino aveva fatto l’Erasmus. Anche lei figlia del sogno di un’Europa aperta come Valeria Solesin, la ragazza veneziana uccisa al Bataclan di Parigi il 13 novembre 2015. E a Berlino era tornata a fine 2013 per lavorare, prima alla Bosch, poi alla 4Flow un’azienda di trasporti, dove era entrata dopo una ”rigorosa selezione” e forte delle tre lingue parlate e scritte. ‘‘Amare il proprio lavoro è la più perfetta forma di felicità sulla terra”, scriveva. Uscita dall’ufficio era andata a quello che, aveva letto, era ”uno dei mercatini di Natale più belli” per fare gli ultimi regali. Le feste le avrebbe passate in Abruzzo con i genitori, impiegati alle Poste, e il fratello Gerardo, prossimo alla laurea a Torino. Sull’asfalto è stato ritrovato il suo telefonino e l’abbonamento alla metropolitana, poi il dna non ha lasciato scampo alle speranze. ”Ha dovuto lasciare questa terra che non riesce a dare speranza, non dà lavoro ai suoi giovani”, ha denunciato in una cattedrale gremita il vescovo di Sulmona durante i funerali, nel giorno di Santo Stefano. Da Berlino lei comunque continuava a seguire i tormenti italiani. ‘”Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri?’ Peccato presidente!”, aveva twittato a Renzi dopo il referendum costituzionale. Una citazione di un film di Marco Tullio Giordana, quando il professore consiglia allo studente Lo Cascio, fresco di un 30 a Medicina, di andarsene dall’Italia se vuole soddisfare qualche ambizione. Una citazione da ‘La Meglio gioventù’.