Ue dice addio ad austerity, il 2017 sarò l’anno del cambiamento

E’ il 2017 l’anno in cui l’Ue potrà realmente mettere da parte l’austerità per avviarsi sulla strada della crescita. Un percorso iniziato quest’anno con la flessibilità all’Italia nonostante le regole, se interpretate alla lettera, non lo consentissero e l’anno della ‘punizione’ sospesa per Spagna e Portogallo che non avevano rispettato i numerosi richiami per tagliare il deficit. Inoltre il 2016 è stato l’anno in cui la Commissione europea si è messa in aperta rotta di collisione con Berlino, a causa della sua controversa raccomandazione ai Paesi che possono spendere (Germania e Olanda) di passare nel 2017 ad una politica di bilancio espansiva, facendo investimenti utili per tutta la zona euro. Il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker davanti agli eurodeputati di Strasburgo aveva annunciato che il suo esecutivo non avrebbe seguito “stupide politiche di austerita'”.

Al contrario, avrebbe seguito la strada della “flessibilità intelligente“, da lui voluta e rivendicata, in grado di estendere l’interpretazione delle regole a beneficio dei Paesi in difficolta’ sul risanamento. Con delle regole piu’ adattabili alla realta’ di un’economia che non cresce come dovrebbe anche loro avrebbero potuto rispettarle. Come l’Italia, che attraverso la flessibilità concessa a maggio su migranti, sicurezza e terremoto è riuscita a non violare ‘gravemente’ il Patto di stabilita’, guadagnandosi la promozione della legge di stabilità. Tuttavia il malumore di tutti coloro che nell’Eurozona non avevano accettato di rottamare il consolidamento dei conti, si era inizialmente fatto sentire attraverso il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, da sempre contrario ad un allentamento delle regole. Nonostante questo, la Commissione è andata avanti convinta che non fosse il caso di proseguire con quelle politiche.

Da tale considerazione nasce a luglio la ‘grazia’ per Spagna e Portogallo che, stando alle regole, si sarebbero viste sospendere i fondi strutturali. Un grave danno, per un’Unione che dice di voler puntare alla crescita. Bruxelles prosegue quindi con l’applicazione “non dogmatica” delle regole, ma guidata dal “buon senso” e dalla politica, come Juncker ha ripetuto diverse volte nel corso dell’anno. Ricorrendo anche all’esempio italiano: “In teoria, un singolo decimale sopra il 60% di un debito pubblico dovrebbe essere punito. Ma in realta’, bisogna guardare alle ragioni del debito“. A novembre arriva il via libera alla manovra italiana, con la promessa di concedere flessibilita’ extra, anche fuori dalle clausole previste. Ma terremoto e migranti sono due emergenze troppo gravi per poter lasciare l’Italia da sola ad affrontarle. La Commissione si spinge anche oltre, per far capire a tutti che il 2017 dovra’ essere l’anno della ripresa vera: raccomanda una politica espansiva per l’insieme dell’Eurozona, fissando l’obiettivo del +0,5% del Pil per l’area della moneta unica. E’ un richiamo soprattutto a Germania e Olanda, gli unici che possono spendere fin da subito, e che sono invitati a farlo anche attraverso investimenti transfrontalieri nell’ambito del piano Juncker (Efsi). Un invito che non e’ piaciuto, tanto che l’Eurogruppo e’ gia’ riuscito a far togliere il riferimento numerico allo 0,5%.