Al Gore si è unito ai tanti che in queste settimane salgono alla Trump Tower, ormai diventata a tutti gli effetti la Manhattan White House, per incontrare Donald Trump. E poi con la figlia Ivanka che mette a segno un primo successo nel suo tentativo di appropriarsi di temi e crociate cari alla sinistra, incassando le lodi di Al Gore per il suo impegno per una politica “che abbia un senso” sul clima. “Apprezzo il fatto che sia molto preoccupata per questo”, ha dichiarato infatti l’ex vice presidente ai media americani che naturalmente sono stati stuzzicati dalla notizia che il candidato democratico sconfitto da George Bush, i cui rapporti non sono stati da allora idilliaci con i Clinton, si sia recato dal presidente eletto repubblicano.
“Ho avuto un colloquio lungo e molto produttivo con il presidente eletto, abbiamo sinceramente cercato aree di interesse comune”, ha spiegato ai giornalisti il democratico, che ha vinto il Nobel per la sua crociata contro i cambiamenti climatici e che durante la campagna elettorale aveva detto con Trump alla Casa Bianca si sarebbe rischiata la catastrofe ambientale. “Ho trovato la conversazione estremamente interessante e da continuare, mi limito a dire questo”, ha concluso l’ex vice presidente al termine dell’incontro con il presidente eletto che ha sostenuto che i cambiamenti climatici sono un falso creato dalla Cina ed ha promesso che chiederà di rinegoziare l’accordo di Parigi firmato da Barack Obama. Grande interesse ha suscitato anche il fatto che l’ex vice presidente, considerato negli Stati Uniti una sorta di leader in pectore del movimento per la lotta ai cambiamenti climatici, abbia incontrato anche la figlia prediletta del tycoon che conferma quindi ancora una volta la volontà di avere una presenza chiara e indipendente, per quanto informale, accanto al padre presidente. Intervistato da Msnbc, Gore ha preferito “non dare molti dettagli” dell’incontro che ha definito comunque “uno scambio di vedute molto intelligenti“. “Non è un segreto – ha aggiunto – che Ivanka Trump sia molto impegnata per una politica sul clima che abbia una senso per il nostro Paese e il nostro mondo e questo certamente è emerso in modo evidente nella conversazione che abbiamo avuto”.
Nonostante quello che la stampa ironicamente chiama ‘l’endorsement di Gore ad Ivanka’, al momento il presidente eletto non sembra voler allontanarsi dalla linea negazionista sul fronte dei cambiamenti climatici, ed orientato alla ripresa di una politica energetica che punti fortemente sullo sfruttamento di risorse minerarie, petrolifere e dello shale oil, il nuovo oro nero americano ottenuto attraverso il controverso fracking. Una linea confermata dal fatto che il principale candidato alla guida del dipartimento dell’Energia sia il petroliere dell’Oklahoma Harold Hamm, che è stato anche l’architetto del programma energetico della campagna di Trump. E che nella rosa dei candidati alla poltrona di segretario di Stato è entrato anche Rex Tillerson, Ceo di Exxon Mobil.


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