Vulcani sottomarini: nuovi indizi permetteranno di prevederne l’eruzione

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Sarà più facile prevedere l’eruzione dei vulcani sottomarini, da cui deriva circa l’80% di tutta la lava prodotta ogni anno sulla Terra: ci sono infatti diversi indizi che ne annunciano il risveglio, tra cui la deformazione del fondale marino, l’aumento dei micro-terremoti e persino l’andamento delle maree. Lo hanno scoperto due gruppi di geologi statunitensi, che hanno monitorato ‘in diretta’ l’eruzione del vulcano Axial Seamount, avvenuta nell’aprile del 2015 al largo delle coste dell’Oregon. L’evento viene descritto istante dopo istante in due articoli pubblicati su Science. La dinamica degli eventi prima e durante l’eruzione è stata studiata mediante una rete di sette stazioni sismiche installate nell’oceano nel 2014, dopo che due importanti eruzioni si erano verificate nel 1998 e nel 2011.

Rappresentazione di un vulcano sottomarino
Rappresentazione di un vulcano sottomarino

Le analisi condotte dal gruppo di William Wilcock, all’Università di Washington a Seattle, dimostrano che l’eruzione è stata preceduta da un aumento dei micro-terremoti, il cui numero è salito da meno di 500 a quasi 2.000 al giorno. L’andamento delle scosse è inoltre cambiato con le maree: i tassi di sismicità sono risultati sei volte superiori durante la bassa marea, ossia quando cala la pressione dell’oceano sulle faglie. Inoltre la deformazione del fondale marino suona come un campanello d’allarme, secondo quanto riportato nel secondo studio dagli esperti dell’Università dell’Oregon e del North Carolina, che sono riusciti a prevedere l’eruzione del 2015 monitorando proprio questo parametro. Basandosi sui dati raccolti in occasione dell’eruzione del 2011 con altri strumenti di indagine, i geologi hanno osservato che la deformazione del fondale è una ‘spia’ dei movimenti del magma sottostante.