“Burian della Befana” – La massa d’aria gelida, d’estrazione artica continentale, che negli ultimi giorni si è depositata sopra le pianure della Russia settentrionale, fra la Repubblica dei Komi e il nord della Carelia, come da previsione si sta già mettendo in moto in direzione della Finlandia e delle Repubbliche Baltiche, per iniziare a scivolare in direzione del mar Baltico, raggiungendo la Bielorussia, la Polonia, l’est della Germania, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, fin sull’Austria, l’Ungheria, la Slovenia e la Croazia. A veicolare verso latitudini più meridionali questa massa d’aria molto gelida, come ben evidenziato dalle immagini satellitari, troviamo in azione una profonda circolazione depressionaria, con un minimo barico sui 977 hpa posizionato sulla Lituania, il quale spiraleggiando contribuirà a spingere l’aria molto fredda di natura artica continentale verso l’Europa centro-orientale, sotto forma di burrascosi venti dai quadranti settentrionali, che raggiungono forza 8-9 Beaufort sul mar Baltico.
Nel corso della mattinata odierna i primi refoli freddi continentali, dopo aver superato la Polonia, la Bielorussia, la Slovacchia, l’Ungheria e la Croazia, inizieranno a riversarsi sull’Adriatico, a piccole dosi. L’aria fredda, e molto densa, raggiunge le nostre regioni adriatiche, in particolare la Romagna, le Marche, l’Abruzzo, il Molise e la Puglia, incanalandosi lungo i valichi naturali delle Alpi Dinariche, tramite l’attivazione di intensi “venti catabatici” (bora) che dalle coste Dalmate spirano, in modo rafficoso e turbolento, in direzione delle coste di Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, dove soffiano intensi, a tratti forti, venti da N-NE e NE, che raggiungono picchi di oltre 70-80 km/h.
Specie lungo i litorali meglio esposti del maceratese, pescarese e nella costa di Termoli, dove si potranno registrare raffiche fino a 90 km/h. Malgrado la forte ventilazione da N-NE l’aria molto fredda, d’estrazione artica continentale, scorrendo sopra le miti acque dell’Adriatico tenderà a riscaldarsi sensibilmente nei bassi strati, raccogliendo tanta umidità che poi va impattare sul versante orientale dell’Appennino (“forcing” orografico) producendo persistenti precipitazioni nevose, inizialmente fino a bassissima quota, per poi raggiungere il livello del mare.
Intanto, nel corso delle prossime ore, il nocciolo di aria molto gelida, attualmente posizionato tra le Repubbliche Baltiche, l’est della Polonia, la Bielorussia occidentale e la Russia occidentale, con valori fino a -18°C -20°C alla superficie isobarica di 850 hpa (circa 1300 metri), affonderà verso il bassopiano danubiano, apportando un forte calo delle temperature, oltre a nevicate, anche molto abbondanti, che copriranno di neve la Germania meridionale, la Repubblica Ceca, il sud della Polonia, oltre alla Slovacchia, l’Austria e l’Ungheria. Nel corso della mattinata, questo nocciolo gelido di aria artica continentale, raggiungerà l’Ungheria, la Croazia, la Serbia e la Bosnia Erzegovina, entro le 18 UTC di giovedì 5 gennaio 2017, ammassando un vasto nucleo di aria molto fredda artica continentale, fra le pianure Danubiane e le Alpi Dinariche, con isoterme davvero ragguardevoli per queste latitudini, visto che la -18°C raggiungerà la Serbia e la Bosnia Erzegovina, provocando un brusco abbassamento delle temperature, largamente sotto lo “zero termico” fino a quote pianeggianti per l’intero arco del giorno.
Una parte di questo nucleo gelido “retrogrado” nel corso della serata e della successiva nottata di domami riuscirà a varcare le Dinariche, grazie all’ulteriore espansione verso E-NE del cuneo anticiclonico azzorriano, che subendo un pesante “Stretching” ad opera di un rigenerarsi del flusso zonale, in uscita dal Canada orientale (Terranova), si spancerà in direzione della Danimarca e della Svezia meridionale, innescando lungo il suo bordo più meridionale un temporaneo flusso “retrogrado”, con asse disposto fra i Carpazi e l’Italia centro-meridionale. Come un effetto domino il flusso “retrogrado” in attivazione lungo il bordo più meridionale dell’anticiclone delle Azzorre, spanciato verso il sud della Scandinavia, avrà il merito di aspirare parte di quel nocciolo di aria gelida giunta sulla Serbia, l’Ungheria e la Bosnia Erzegovina verso le Alpi Dinariche, facendolo successivamente tracimare lungo gli “intagli” naturali di queste verso l’Adriatico e le coste di Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, con intensi venti gelidi da N-NE e NE che agiteranno l’Adriatico, attivando delle mareggiate di moderata intensità dalle Marche alla Puglia garganica.
Inoltre, tale moto “retrogrado”, ben collaudato nei bassi strati, manderà in “Stretching” la parte più meridionale della vasta saccatura che dalla Russia europea si estenderà fino al Tirreno, favorendo così l’isolamento di un minimo depressionario in quota che dal Golfo di Taranto si sposterà verso la Grecia e il mar Egeo, favorendo un allungamento di questa figura depressionaria fino alla Ionio, con un ulteriore intensificazione del flusso freddo nord-orientale su tutte le regioni centro-meridionali, dalle Marche alla Sardegna e la Sicilia. A partire dal tardo pomeriggio, sera, di domani parte di quel nocciolo di aria gelida giunta sulla Serbia, l’Ungheria e la Bosnia Erzegovina, in seno al sopra citato flusso “retrogrado”, si riverserà sopra la più mite superficie del mar Adriatico, le cui temperature superficiali rimangono piuttosto tiepide.
I forti contrasti termici che si determinano sopra la più calda superficie marina rafforzando il “gradiente termico verticale” (notevoli differenze termiche fra media e bassa troposfera), favorendo l’innesco di una forte attività convettiva (violenti moti ascendenti della colonna d’aria) che agevolerà la formazione di annuvolamenti cumuliformi (cumuli, cumulonembi) in grado di apportare precipitazioni diffuse, che date le termiche in quota, con una -35°C a 500 hpa a ridosso delle centrali adriatiche, assumeranno carattere di rovescio o temporale prevalentemente nevose. L’innesco dell’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, instabilizzandosi al proprio interno e determinando la rapida formazione delle nubi cumuliformi (cumulonembi) che vengono spinte dai venti dominanti verso le rispettive aree costiere, dove danno la stura a persistenti precipitazioni, che dal pomeriggio di domani assumeranno prevalente carattere nevoso fino alle coste della Romagna, le Marche, l’Abruzzo ed il Molise.
Lungo le coste adriatiche, dal Veneto fino alla Puglia, l’”Adriatic Sea Effect snow” si attiva ogni qual volta che un intenso nucleo di aria fredda, o gelida, dalla regione carpatico-danubiana, dopo aver valicato le Alpi Dinariche, si versa sopra il bacino del mar Adriatico, contrastando con le acque superficiali decisamente miti. Durante il passaggio dell’aria molto fredda sopra il mar Adriatico si svilupperanno delle bande nuvolose lineari, che si muoveranno verso le coste di Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, apportando consistenti precipitazioni, che potranno divenire nevose sino ai litorali, specie nel tratto fra Ancona e Bari.
Le più importanti nevicate, come quelle osservate ad inizio febbraio 2012 tra coste di Marche e Abruzzo, sono da addebitare proprio al fenomeno dell’”Adriatic Sea Effect”, che favori lo sviluppo di estesi e compatti addensamenti che si ammassarono sul versante orientale dell’Appennino, causando persistenti fitte nevicate che durarono per intere giornate in città di mare come Ancona o Pescara. Va sottolineato che in questo caso i moti convettivi verranno esaltati dalla ventilazione nord-orientale, piuttosto intensa, che raggiunte le coste adriatiche sarà costretta a risalire i pendii dei rilievi dell’Appennino Marchigiano, Abruzzese, molisano e del Gargano. Arrivata ad una certa altezza la massa d’aria si saturerà, condensandosi in imponenti annuvolamenti orografici che apporteranno delle nevicate, di debole e moderata intensità, fra Marche, Abruzzo, Molise e persino sulle aree più interne del foggiano e barese.
Le nevicate più intense dovrebbero coinvolgere l’aquilano, il chietino, il teramano e tutto l’entroterra molisano e il Gargano, oltre alle Murge e alle pianure fra il foggiano e il barese, dove i fenomeni risultando persistenti potranno garantire accumuli significativi. Nel corso della nottata, e dalla mattinata di venerdì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, la ritornante del fronte freddo occluso della depressione in spostamento verso la Grecia e il mar Egeo dovrebbe produrre nuove precipitazioni, con enfasi orografica, che dopo aver coinvolto la Puglia, con rovesci di neve fino alle coste del barese e del tarantino, interesseranno l’est della Basilicata, il cosentino ionico, il crotonese e il catanzarese.
La stessa ritornante da Nord, dopo aver scavalcato l’Appennino Campano, raggiungerà il Tirreno meridionale con forti venti di tramontana che impattando contro i rilievi della Sicilia tirrenica (Peloritani, Nebrodi e Madonie) determineranno diffuse nevicate che imbiancheranno tutte le aree interne dell’isola, fin dai litorali tirrenici e del messinese ionico. La neve nel corso della giornata di venerdì, con l’ingresso di isoterme prossime ai -9°C -10°C a 850 hpa sulla Sicilia e uno “zero termico” che si abbasserà attorno i 300 metri, riuscirà a spingersi sulle coste dell’Isola, regalando degli scenari fiabeschi in molte località del palermitano, messinese, ma anche su parte del trapanese e del catanese. Le nevicate più forti, a carattere di tormenta, interesseranno tutte le frazioni e i comuni fra Madonie e Nebrodi settentrionali, particolarmente esposti allo “stau” prodotto dai freddi venti da Nord e N-NO. Intanto ecco le preziosissime pagine utili per monitorare la situazione in tempo reale, da tenere sempre aggiornate nelle prossime ore e nei prossimi giorni: