Il 25 aprile del 2007 fu realizzata la prima cornea artificiale e da allora lo sviluppo dei mini-organi è decollato. In 10 anni, grazie anche all’utilizzo delle cellule staminali, i ricercatori di tutto il mondo sono riusciti a ricostruire la versione in miniatura di diversi organi, tra cui il fegato e il cuore. L’ultimo ‘arrivato’ è lo stomaco o, per essere più precisi, il tessuto della sua parte più ampia, quella del corpo e del fondo, in grado di produrre acidi ed enzimi digestivi. Si tratta di un traguardo raggiunto dal gruppo di ricerca dell’ospedale pediatrico di Cincinnati, lo stesso che appena due anni fa coltivò il primo stomaco, ricavando la parte terminale, detta antrum. Quello che è stato ottenuto non è un vero e proprio organo, ma una sua versione in miniatura, l’organoide.
Gli organoidi sono una nuova frontiera della scienza, che potrebbe rappresentare una valida via da seguire verso la generazione di organi per trapianti e sostituire gli animali da laboratorio. La loro nascita può essere fatta risalire ai primi del ‘900, quando alcuni esperimenti dimostrarono che le cellule delle spugne, organismi multicellulari molto semplici, sono in grado di auto-organizzarsi, anche se ‘rimescolate’, per formare l’organismo completo. Solo nel 2007 si avrà tuttavia il primo organoide. E’ una cornea artificiale, coltivata all’università di Granada da cellule staminali di coniglio. Nel 2013 i ricercatori dell’università di Yokohama costruiscono un fegato umano in laboratorio da staminali ottenute dalla riprogrammazione di cellule adulte, e poi trapiantato in un topo. Nel 2014 al Karolinska Institutet viene realizzato il primo esofago, ‘coltivato’ a partire dalle cellule staminali e impiantato in un ratto. L’organo si integra perfettamente nell’organismo grazie alla rigenerazione di connessioni nervose, muscoli e vasi sanguigni. Nel 2015 all’universita’ di Kyoto è realizzata la prima cartilagine capace di riparare i danni dell’artrosi, sempre a partire da staminali adulte, mentre all’università californiana di Berkeley viene ottenuto un mini-cuore umano su un chip: un organo ‘artificiale’ in 3D usando cellule staminali, che pulsa come un cuore umano.
Al Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge si realizzano dei tumori-organoidi, aprendo la strada a cure su misura, mentre i National Institutes of Health (Nih) americani ottengono la prima placenta su chip, per studiare il passaggio delle sostanze nutrienti dalla madre al feto. Al Women’s hospital di Boston, nel 2015, si riproducono in provetta due comuni malattie dei reni con mini-organi in miniatura appositamente costruiti in laboratorio, combinando l’uso di cellule staminali con le tecniche di ‘riscrittura’ del Dna. Il Riken Institute realizza la prima pelle artificiale completa, con tanto di follicoli piliferi e ghiandole sebacee, mentre nel 2016, all’Istituto Howard Hughes, si ottengono mini-cervelli in provetta, laboratori ‘viventi’ per sperimentare farmaci e studiare malattie neurologiche, come Alzheimer e schizofrenia.


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