“Code alle biglietterie dell’aeroporto di Istanbul, voli cancellati, caos e ressa con migliaia di persone in preda alla rabbia perché bloccate nello scalo, ore di attesa e notti trascorse per terra in aeroporto con viveri che scarseggiavano sempre più. E famiglie con bambini piccoli che si prestavano i pannolini perché era impossibile trovarli nei negozi e i bagagli erano stati smarriti”. E’ l’odissea raccontata da Marcello Dibrogni, di Genova, che con la moglie e due bambini, di 2 anni e 4 mesi, insieme a un’altra famiglia di 4 persone con un bimbo di 4 anni e uno di 2, non vede ancora la fine del viaggio iniziato venerdì scorso per tornare in Italia dalla Malesia. Intanto la situazione nell’aeroporto turco si sta gradualmente sbloccando con i voli per l’Italia che da oggi stanno partendo seppur con qualche ritardo.
Ma le ore passate non sono state semplici per i passeggeri finiti nel maxi ingorgo nello scalo in attesa di poter decollare. “Avevamo un volo Kuala Lumpur (Malesia) -Istanbul previsto per venerdì scorso 6 gennaio e poi uno da Istanbul a Milano, di Turkish Airlines, previsto sabato scorso 7 gennaio ma siamo fermi da domenica nella città sul Bosforo all’aeroporto Ataturk. Il nostro volo dalla Malesia non poteva atterrare a Istanbul e siamo atterrati a Elazig, città della Turchia situata nella Regione dell’Anatolia dove siamo stati alloggiati in un hotel offerto dalla compagnia. Arrivati a Istanbul la Turkish ci ha comunicato che i voli erano cancellati per Maltempo e problemi vari”, dice da Istanbul Dibrogni a La Presse, contattato al telefono.“Arrivati l’8 gennaio in aeroporto a Istanbul la compagnia aerea ci ha informato che c’erano altri problemi e che non poteva dare la seconda notte in albergo e domenica abbiamo dormito accampati in aeroporto, per terra, in balia delle promesse continue di altri voli che però poi non partivano. Nel frattempo all’aeroporto scarseggiano anche i viveri e non si trovavano pannolini per i bambini: abbiamo dovuto prestarceli con altre famiglie incontrate lì e coinvolte nella nostra tessa odissea”, aggiunge Dibrogni.
“Abbiamo parlato col consolato italiano: sono stati gentili e ci hanno fornito un numero di telefono per l’assistenza in queste ore. Il caos cresceva di ora in ora, io ho visto le piste dello scalo innevate, con la gente che si tirava le palle di neve, ma ho anche visto mezzi per la pulizia fermi e non capisco cosa sia successo dal punto di vista organizzativo, non capisco cosa non abbia funzionato e perché la situazione sia arrivata fino a tal punto, con un ingorgo pazzesco di gente bloccata nell’aeroporto e gli aerei fermi per giorni. Stanotte abbiamo dormito a spese nostre in un hotel vicino allo scalo. Oggi non ce la siamo sentiti di andare in biglietteria all’aeroporto con i bambini: eravamo terrorizzati dall’idea di essere travolti dalla calca di gente che cercava di partire coi primi voli operativi. Ci proveremo con quello delle 7.55 per Milano di domani”, conclude Dibrogni.










































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