“La gente ha percepito la sofferenza e la vicinanza del Papa. Sono rimasto colpito ancora una volta dalla sua capacita’ di empatia. Non ha letto un discorso ma ha voluto ascoltare le testimonianze ricavando da queste le sue parole”. Monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, racconta così al Sir l’udienza di Papa Francesco concessa oggi alle popolazioni terremotate del Centro Italia. “Ho apprezzato il tempo che ha voluto dedicare all’incontro e all’abbraccio con la gente, sia prima sia dopo aver parlato. In mezzo alla gente, prestando attenzione ad alcune storie dolorose. Ci ha dato un grande incoraggiamento”, aggiunge mons. Pompili che, richiamando l’esortazione del Papa di “ricostruire i cuori”, ricorda che “il terremoto capovolge le case ma anche la qualita’ dei rapporti. Oggi le relazioni sono molto vere, dirette e immediate quando si riesce a condividere la condizione di limite e di sofferenza. E’ la riscoperta di molti che si sono ritrovati ad essere non singoli individui ma membri di una famiglia allargata, come ha testimoniato la famiglia di Cascello, frazione di Amatrice” che ha parlato all’inizio dell’udienza.
Un altro aspetto importante emerso dalle parole del Papa, secondo mons. Pompili, è quello di “non ferire con parole vuote o notizie che non hanno rispetto davanti al dolore”. “La comunicazione – afferma il vescovo di Rieti – deve tenere alta l’attenzione e avere il balsamo della positivita’, cercare di mettere in evidenza anche gli aspetti costruttivi di questo clima teso, a volte, ad alimentare il sospetto, cosa che non aiuta. Cio’ non vuol dire non tenere in conto le cose che vanno fatte ma far emergere anche gli aspetti positivi che non mancano. Anche questo alimenta la speranza”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?