Terremoto e possibili repliche: a una settimana dal sisma rimane alta l’attenzione degli esperti

Le repliche del Terremoto del 18 gennaio stanno scemando, riducendosi in numero e in intensità, ma l’attenzione dei sismologi continua a rimanere alta. “La situazione delle repliche sta tornando ad avvicinarsi a quella del 17 gennaio”, ha osservato il sismologo Gianluca Valensise, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). L’attenzione degli studiosi si concentra soprattutto sulla piccola area a Sud-Est della sequenza, rimasta silenziosa, e sull’area colpita, che potrebbe non avere esaurito tutta l’energia accumulata. “Fino al 17 gennaio l’attenzione si concentrava principalmente su due aree: quella a Sud-Est di Amatrice e quella a Nord-Ovest di Ussita“, vale a dire le ali estreme della sequenza iniziata il 24 agosto.

La preoccupazione era legata al fatto che “ci sono faglie attive lungo tutto l’asse dell’Appennino che non hanno dato grandi terremoti in tempi recenti”. Le faglie accumulano energia, caricandosi progressivamente fino a raggiungere il punto di rottura. Il Terremoto del 18 gennaio, ha osservato, “è andata a riempire in parte lo spazio a Sud-Est di Amatrice, ma non completamente, è come se avesse ‘saltato’ un frammento”. Senza dubbio il Terremoto del 18 gennaio è stato un caso “unico”, come sottolinea la sismologa Lucia Margheriti, dell’Ingv. I terremoti sono infatti avvenuti su segmenti di faglia adiacenti a quelli che si erano attivati nel 2009, a pochi giorni dal sisma de L’Aquila. “E’ stato un caso unico – ha spiegato la sismologa – perché è avvenuto vicino a una struttura della quale si conosceva la geometria grazie agli studi fatti in precedenza e alla buona rete di strumenti nella zona. Per questo – ha aggiunto – è una delle prime volte che riusciamo a vedere chiaramente che cosa sta succedendo”.

Quello che è possibile vedere con chiarezza, ha proseguito Margheriti – è che in passato quella faglia ha generato terremoti forti, di conseguenza non ci sono elementi per escludere un scossa importante”, ma naturalmente “è impossibile dire quando questo potra’ accadere”. La cosa migliore da fare, ha concluso la sismologa, è “mettere tutte le strutture in sicurezza”. Sara’ un’opera di prevenzione comunque importante, “anche se un forte Terremoto dovesse avvenire fra qualche decennio”.