La memoria non è fissa: si trasforma interagendo con il contesto in cui viviamo ogni giorno e che è costituito dalla storia individuale di ciascuno di noi, e dalle influenze personali o costruite attraverso rapporti con le altre persone. Ecco perché ha un ruolo fondamentale nella funzione di modellare emozioni, pensieri e esperienza che si ha anche con il proprio corpo. Se ne discuterà il 4 e il 5 febbraio a un convegno organizzato dal Centro Psicoanalitico di Roma, con il supporto della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), che affronterà il tema delle “Embodied Memories”, quelle che in sostanza formano la nostra personalità e che si strutturano a partire dalle emozioni ,fin dalla nascita.
Le tracce delle emozioni vengono conservate dalla memoria, anche quando non si ricordano coscientemente, a dimostrazione che non ci si libera mai totalmente dalle esperienze passate. Le neuroscienze permettono di comprendere l’influenza degli stati mentali su alcuni processi alla base dell’insorgenza delle malattie fisiche: oggi non si parla di corpo e mente come entità separate. Giuseppe Bruno, psicoanalista e professore di Neurologia alla Sapienza, spiegherà come la memoria funzioni anche in contesti come le amnesie, in cui un evento non viene ricordato, ma ne rimane la traccia psichica. Claudia Spadazzi, psicoanalista e ginecologa, parlerà delle malattie psicosomatiche in una prospettiva neuroscientifica, vale a dire la relazione mente, cervello e corpo. A discutere di questi temi, oltre agli psicoanalisti italiani e a Stefano Bolognini, presidente IPA, anche tre nomi stranieri di spicco nell’ambito delle neuroscienze: Horst Kachele, professore all’Universita’ di Berlino, Manos Tsakiris, della Royal Holloway University of London, e Oliver Turnbull, della Bangor University.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?