Hotel Rigopiano: un mese dopo il disastro, ecco come i sopravvissuti tentano di reagire

MeteoWeb

A un mese dalla valanga che ha travolto l’Hotel Rigopiano, a Farindola, nel Pescarese, provocando la morte di 29 persone, la vita tenta di riprendere la sua corsa. Ma non è facile. Non lo è soprattutto per gli 11 sopravvissuti che hanno conosciuto la paura e la disperazione, che hanno visto il buio, ma non hanno perso la speranza. Ci sono momenti che la memoria non può cancellare: immagini, sensazioni, ricordi vividi che cambiano l’esistenza, probabilmente per sempre. Si prova però a riprendere fiato e vivere, tentando di creare attimi di ordinarietà per convincersi che, alla fine, si deve andare avanti.

LaPresse/Mario Sabatini
LaPresse/Mario Sabatini

Come il piccolo Edoardo Di Carlo, pescarese, 9 anni, che nella tragedia ha perso entrambi i genitori, Sebastiano Di Carlo e Nadia Acconciamessa, e adesso “sta benissimo”, come afferma una parente, facendosi coraggio. Adesso vive con i suoi due fratelli ed è formalmente affidato a quello maggiorenne. “In casa con loro ci sono sempre le zie, che li circondano di affetto – aggiunge – è tornato a scuola, si sta preparando per la prima comunione e ha ripreso gli allenamenti di calcio. Domenica ha giocato una partita e ha segnato diversi gol. Sta tirando fuori una forza spaventosa”. Parla poco, Edoardo, di quanto accaduto a Rigopiano, ma ricorda di aver incoraggiato gli altri bambini, per ore con lui sotto le macerie, in attesa dei soccorritori. “Reagire è difficile, dimenticare anche“, dice chi li conosce, ma “stanno bene“, anche Giampiero Parete e la sua famiglia: l’uomo era stato il primo a lanciare l’allarme subito dopo la valanga. Sua moglie Adriana e i figli Gianfilippo e Ludovica sono rimasti tra le macerie dell’hotel per quasi due giorni, ma sono stati salvati e i quattro si sono potuti riabbracciare. Giampiero ha adesso ripreso il suo lavoro come cuoco a Silvi (Teramo), nel ristorante di Quintino Marcella, che quel giorno, inizialmente senza essere creduto, non si è arreso facendo partire la macchina dei soccorsi. Ad alcuni clienti del ristorante Parete ha detto di non voler chiamare fortuna le circostanze che hanno permesso alla famiglia di ritrovarsi, perché “è qualcosa di più”.

LaPresse/Mario Sabatini
LaPresse/Mario Sabatini

Francesca Bronzi, 25enne di Pescara che nella tragedia ha perso il fidanzato Stefano Feniello, 28 anni, originario di Valva (Salerno), “sta bene fisicamente”, dice il padre, ma è ancora molto provata. Voleva festeggiare il compleanno di Stefano e gli aveva regalato un soggiorno in quel maledetto hotel, ma il mostro di ghiaccio ha spezzato tutti i loro sogni. “Certo – dice il papa’ di Francesca – non si puo’ parlare di normalita’: non ha ancora ripreso a lavorare e di serate con gli amici per ora non se ne parla. Chi le vuole bene viene spesso a trovarla a casa, dove con lei ci siamo sempre io e sua madre“. Provano a reagire, anche i due fidanzati di Giulianova (Teramo), Giorgia Galassi, 22 anni, di origini svizzere, e Vincenzo Forti, 25, lei studentessa e commessa e lui gestore di una pizzeria sul lungomare della cittadina del Teramano. Immagini indelebili anche nella mente di Fabio Salzetta, 26enne di Penne (Pescara), il manutentore dell’hotel, che ha perso la sorella Linda. Dopo l’arrivo dei soccorritori, il giovane è rimasto sul posto per dare indicazioni sulla collocazione degli ospiti dell’albergo. Conosceva bene il resort e per cinque giorni ha cercato Linda invano, urlando continuamente il suo nome. Ora chiama la valanga l'”assassina silenziosa”, Fabio, e racconta di avere paura dei luoghi bui e di non riuscire più a dormire con la luce spenta.