Pompei: terme suburbane senza barriere, 3 anni per il nuovo accesso

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Pompei senza barriere per disabili: sarà possibile grazie anche a un accordo quadro siglato oggi tra università Federico II di Napoli, Soprintendenza del sito archeologico più visitato al mondo e Fondazione Deloitte, nata un anno fa. In tre anni e con risorse per 300mila euro, saranno realizzati 500 metri che portano alle Terme suburbane, uno dei complessi più interessanti e visitati della città antica che offre anche affreschi erotici, accessibili anche a chi ha difficoltà motorie e che vanno ad aggiungersi ai tre chilometri negli scavi già predisposti per questa esigenza e inaugurati a dicembre dal ministro per i Beni culturali e il Turimo Dario Franceschini.

Per il primo anno il progetto prevede, con 80mila euro, che il gruppo di ricerca del dipartimento di Architettura dell’ateneo, coordinato da Renata Picone, affronti il tema dell’accessibilità delle terme, ed in seguito nei due anni successivi con 220mila euro affidati alla Soprintendenza la realizzazione dei lavori. “L’orografia del luogo è complessa – spiega il soprintendente Massimo Osanna – tanto che io ritenevo l’accessibilità ai disabili fosse impossibile per via della pendenza della strada e per il materiale vulcanico che si è depositato in quell’area”.  Si tratta di due problemi che, anticipa Picone, vengono superati recuperando un percorso “compatibile con quello originario e che diventera’ unico per tutti, stabilizzando i battuti che partono dall’area in cui ora c’e’ il parcheggio per gli uffici della Soprintendenza, la cui pendenza non superera’ il limite dello 0,8% che consente di spostarsi anche a chi ha bisogno di una carrozzella”.

Il nuovo assetto, aggiunge Osanna, si inserisce nei lavori già avviati di risistemazione dell’area di porta Marina, dove c’e’ peraltro la biglietteria degli scavi “progettata negli anni ’80 e ora insufficiente per un afflusso di visitatori che ha fatto registrare già oltre 3 milioni di presenze e a gennaio 2017 il 10% in più di visitatori rispetto lo stesso mese del 2016, nel quale già c’era stato un record di presenze”. Il rettore dell’ateneo federiciano, uno dei più antichi d’Europa, Gaetano Manfredi, sottolinea la “forte collaborazione tra pubblico e privato” che questo accordo realizza, e la “importante componente della ricerca” che prevede. Qualità di ricerca, impatto sulla società e ricadute positive sul nostro patrimonio culturale sono fattori determinanti per una università che sia motore di sviluppo della società”. “Siamo orgogliosi di contribuire a un progetto pubblico di questo tipo – aggiunge Paolo Gibello, presidente delal Fondazione Deloitte – sebbene la nostra realtà sia appena nata abbiamo obiettivi ambiziosi e speriamo che questa collaborazione spinga altre aziende a seguire i nostri passi”. “Il patrimonio italiano – chiosa Osanna – non può essere tutelato solo dal Ministero o dalle Soprintendenze, spesso disarmati per affrontare le necessita’ economiche che questa tutela richiede”.