Lo psichiatra e psicoanalista argentino Salomon Resnik, una della personalità di maggiore rilievo nel panorama mondiale della psicoanalisi, è morto all’età di 97 anni giovedì scorso a Parigi, dove viveva dal 1957. Era un’autorità di fama internazionale nel campo dell’analisi di gruppo e nel campo della psicopatologia della schizofrenia e delle psicosi. Tra le molte sue opere edite in lingua italiana figurano “Il teatro del sogno” (Bollati Boringhieri, 1982), “Dialoghi sulla psicosi” (Bollati Boringhieri, 1989), “Spazio mentale. Sette lezioni alla Sorbona” (Bollati Boringhieri, 1990), “L’ esperienza psicotica” (Bollati Boringhieri, 1992), “Sul fantastico. Tra l’immaginario e l’onirico” (Bollati Boringhieri, 1993), “Glaciazioni. Viaggio nel mondo della follia” (Bollati Boringhieri, 2001). Resnik è autore di un classico del pensiero psiconanalitico e psicopatologico: il volume “Persona e psicosi. Il linguaggio del corpo” (ultima edizione apparsa nella Biblioteca Einaudi nel 2001), che ha contribuito a formare un’intera generazione di psichiatri e psicoanalisti riscuotendo al tempo stesso l’apprezzamento dei filosofi e degli uomini di cultura.
Nato a Buenos Aires l’1 aprile 1920, Resnik nacque da genitori ebrei originari di Odessa. Dopo la sua formazione a Buenos Aires, si perfeziona a Londra con Melanie Klein, Herbert Rosenfeld, Wilfred Bion, Esther Bick e Donald Winnicot. Resnik era membro della International Psychoanalitical Association e presidente del Cispp, il Centro internazionale di studi psicodinamici della personalità di Venezia, che dal 1982 svolge attività di ricerca e formazione. Negli anni ’60 ha insegnato all’University College di Londra e ha collaborato con il Dipartimento di psicologia sociale della London School of Economics. A Londra, alla fine degli anni ’60, Resnik prese contatto con lo scrittore Italo Calvino, che era interessato ai suoi scritti e lo invitò a pubblicare le sue opere presso la casa editrice Einaudi. Fu allora che Resnik entrò in contatto con gli intellettuali italiani. Nel 1970 rientrò stabilmente in Francia: fu prima professore di psichiatria alla Facoltà di Medicina dell’Università di Lione e poi all’Università della Sorbona a Parigi.
Nel corso della sua carriera Resnik ha collaborato anche come professore a contratto tenendo corsi per laureati nella Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, alla cattedra di psichiatria di Ancona e quella di Napoli. A Venezia Resnik ha collaborato con la Fondazione Giorgio Cini, su invito di Vittore Branca e Carlo Ossola, per un periodo di vent’anni, nel settore interdisciplinare di pittura, letteratura e scienze dell’uomo. Nel campo psichiatrico-psicoanalitico ha collaborato alla formazione di psicoterapeuti per bambini e per adulti presso il Centro Internazionale Studi Psicodinamici di Venezia. Ai corsi di questa scuola hanno partecipato filosofi ed esponenti della cultura come Aldo Gargani, Renzo Mulato, Alberto Panza, Edmundo Gomez Mango. Resnik ha contribuito anche alla fondazione dell’Asvegra, una scuola di formazione in psichiatria e psicoterapia.
Lungo le linee tracciate dalla scuola postkleiniana, Resnik ha emancipato lo statuto della metapsicologia dai tentativi di asservirla ai paradigmi riduzionistici del fisicalismo e del cognitivismo, restituendo la psicoanalisi all’esperienza di una realtà che viene al tempo stesso scoperta e inventata, ossia che viene formata e individuata attraverso la pratica discorsiva e comunicativa, l’attenzione e l’ascolto. Punto di partenza del “programma fenomenologico” di Resnik è la riaffermazione del concetto di persona, con cui lo psicoanalista recupera l’unità e la totalità dell’esperienza individuale anche quando quest’ultima appare scissa e frammentata come nella psicosi. “La nozione di persona – afferma Resnik – è una relazione con il processo attraverso il quale l’individuo prende coscienza della propria esistenza, sempre in rapporto all’esistenza di un altro”


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