Università: lo scorso anno 100 posti di specializzazione persi, il CDS obbliga a iscrivere il medico escluso

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“Sono migliaia i giovani medici italiani esclusi dalla specializzazione ogni anno. Eppure, a causa del meccanismo della graduatoria nazionale combinata ai contratti aggiuntivi regionali, si perdono molte borse che potrebbero essere assegnate a chi, meritatamente, ha acquisito un posto in graduatoria. Circa cento i posti persi lo scorso anno”, secondo la stima dell’avvocato Santi Delia che denuncia il ‘paradosso italiano’ confortato anche dalla pronuncia del Consiglio di Stato in cui si dà ragione al ricorso di un giovane medico, assistito da Delia e dal collega Michele Bonetti. Il CdS ha infatti dichiarato nullo il provvedimento del Miur con il quale, nonostante il contenzioso vinto al Tar, si negava al medico “l’immatricolazione alla scuola di specializzazione cui, con merito, aveva dimostrato di poter accedere”. Secondo il presidente del Consiglio di Stato, infatti, “va disposta l’iscrizione del ricorrente alla scuola di specializzazione in Chirurgia Generale presso l’ateneo di Messina, previa conferma dell’esistenza di due posti resisi nel frattempo vacanti”. Il problema, spiega Santi Delia all’Adnkronos Salute, è legato alla gestione delle graduatorie. Oltre quella nazionale è possibile infatti, per le Regioni, riservare alcuni posti per residenti al di sotto di un determinato reddito.

Ma il meccanismo non è di facile comprensione, è spesso differente da Regione a Regione e non sono chiari i vincoli di contratto e i limiti. “Così molti rinunciano all’opzione regionale (per loro svantaggiosa) all’ultimo momento, lasciando vuoti posti che, però, non vengono rimessi a disposizione dei giovani medici in graduatoria”. E a chi rinuncia non viene consentito di rimanere in graduatoria nelle varie ed ulteriori scelte di opzione e di scuola. Come nel caso del giovane medico che ha vinto il ricorso in Consiglio di Stato in cui si riconosce il diritto di ammissione. “I nostri ricorrenti potranno ora iscriversi alla scuola prescelta in virtù dell’effettivo merito dimostrato durante il concorso”, dice Delia. Al via nuovo ricorso per ‘contare’ i posti che saranno perduti il prossimo anno (AdnKronos Salute).

Il problema però permane. “Dopo i 3 concorsi nazionali, sono stati numerosissimi i posti rimasti vacanti. Borse perse e giovani medici che non riescono a specializzarsi a causa dell’erronea gestione delle graduatorie. E’ assurdo – dicono Delia e Bonetti – che a fronte di posti vacanti non li si assegni a chi ne ha diritto invece di lasciarli vuoti”. Da qui la decisione di avviare un nuovo procedimento. “Abbiamo avviato a dicembre un ricorso che sarà discusso tra un mese – annuncia l’avvocato Delia – al Tar del Lazio, perché si possano ‘contare’ i posti rimasti vacanti dopo l’ultimo concorso, fatto a fine luglio 2016, con graduatoria chiusa a novembre. E garantire la trasparenza. Oggi non è così poiché i ricorrenti non hanno diritto di conoscere il numero di borse perse in quanto questa possibilità è contemplata al momento del concorso. Una modalità che non può essere accettata”, conclude Delia