“Mi avete distrutto”. Sono queste le sole parole che il primario di ortopedia del Gaetano Pini – Cto Norberto Confalonieri si è lasciato sfuggire al termine delle tre ore di interrogatorio di garanzia davanti al gip di Milano Teresa De Pascale. Non può parlare con i media, perché è agli arresti domiciliari, ma Confalonieri non rinuncia a difendere la sua professionalità di “esperto mondiale di chirurgia mininvasiva computer o robot assistita”. E lo fa in una memoria, depositata questa mattina al gip, nella quale respinge tutte le accuse a suo carico. Da giovedì scorso, infatti, Confalonieri, assistito dall’avvocato Ivana Anonimo, è agli arresti domiciliari per i reati di corruzione e turbativa d’asta, oltre a essere indagato per le lesioni provocate a una decina di pazienti con le sue operazioni all’avanguardia.Il medico definisce la sua “una vita spesa per gli altri e per la scienza”.
“Nonostante il trattamento ricevuto, da delinquente, e la gogna mediatica – assicura – ho fiducia nella magistratura”.”Non sono un mostro, né un money maker, come sono stato descritto – si difende Confalonieri, nelle tre pagine della sua memora – . Da sempre, ho aperto un ambulatorio al Cto con il servizio sanitario nazionale per i pazienti meno abbienti e visito circa 30 persone alla settimana. Cosa rara per un primario. Collaboro con ‘Mondo x di Padre Eligio’ e visito e curo tutti i loro assistiti in ospedale. Sono un rotariano dal ’92, organizzo manifestazioni di beneficenza ogni anno, distribuendo fondi a tutte le associazioni più importanti e ho fondato una cooperativa per il recupero al lavoro dei disabili mentali, curo tutti, e i parenti di tutti, gratis“.
Il primario respinge al mittente tutte le accuse. Definisce un “caso difficile e umano” la ragazza disabile che, a quanto ha riferito un suo collega ai magistrati, sarebbe morta dopo essere finita sul suo tavolo operatorio. “Era una paziente complicata – ha spiegato – disabile mentale, ex leucemica, giunta da Sud nel mio ambulatorio della mutua al Cto, con la speranza dei famigliari di poter farla camminare, non parlava, mi guardava supplicante, non dimenticherò mai i suoi occhi”. “Purtroppo – ha aggiunto – per complicanze respiratorie è deceduta, ma l’intervento fu quasi incruento, del tutto estraneo alla causa di morte“.Confalonieri ha anche spiegato che, a differenza di come sembra trapelare da un’intercettazione agli atti dell’inchiesta, non è sua abitudine “allenarsi”, rompendo il femore ai pazienti ricoverati in ospedale, per impratichirsi di alcune tecniche operatorie da applicare poi sui pazienti privati.
“Allenarmi è un vocabolo goliardico – ha sottolineato il professore nella sua memoria – non professionale, da intercettazione, in realtà stavo perfezionando la tecnica operatoria sulla via d’accesso, per poter operare al meglio le pazienti, previa valutazione sulle indicazioni corrette“. Quanto all’accusa di avere consigliato ad altri medici “di aumentare la lista d’attesa – continua la memoria – sono di nuovo chiacchiere da bar, goliardiche e mi scuso. Consigli senza costrutto alcuno”. E ancora: “non sono interventista, al contrario, ho pazienti basiti perché non li ho voluti operare, nonostante il parere di qualche mio collega”.”Spero – conclude il primario – mi si conceda la possibilità di poter lavorare ancora, per chi crede in me (ho un memory book delle testimonianze di gratitudine dei miei pazienti, spesso 5 cm). È la mia vita – ha scritto – e non ho altri sostentamenti per la mia famiglia e sto operando per il bene dei pazienti e della società”.


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