Omega 3 alleati delle donne dopo la menopausa: con più EPA e DHA nel sangue il rischio di morire è più basso

Con la menopausa le donne perdono un grande alleato della loro salute: gli estrogeni. Sembra infatti che la riduzione di questi ormoni tipica di questa fase della vita femminile metta in pericolo la salute delle ossa esponendole al rischio di fratture, ma non solo: anche il cuore può pagarne le conseguenze. Infatti gli estrogeni esercitano un effetto protettivo nei confronti della salute cardiovascolare, che dopo la menopausa è esposta a un maggior rischio di eventi come infarti e ictus. Secondo un nuovo studio1 pubblicato sul Journal of Clinical Lipidology da un gruppo di ricercatori guidato da William Harris, esperto dell’Università del South Dakota (Sioux Falls, Stati Uniti), gli omega-3 del pesce potrebbero aiutare a contrastare questo effetto collaterale e, più in generale, aiutare a proteggere la salute femminile dopo la menopausa.

Lo studio, finanziato dal National Heart, Lung and Blood Institute statunitense, ha previsto di monitorare per una media di 14,9 anni circa 6.500 donne in post menopausa per capire se esistesse un’associazione tra i livelli di omega-3 in circolazione nell’organismo e il loro stato di salute. Al momento del coinvolgimento nello studio (iniziato nel 1996) è stato valutato l’indice omega-3, corrispondente alla percentuale di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) rispetto agli altri grassi presenti nella membrana dei globuli rossi. Questo parametro è considerato un fattore di rischio cardiovascolare: quando i suoi valori scendono al di sotto del 4% il rischio di morte cardiaca improvvisa è significativamente più elevato2.

Nel 2014 il 28,5% delle partecipanti era deceduto. Le donne ancora vive erano caratterizzate da un indice omega-3 superiore rispetto a coloro che erano decedute, e le analisi condotte hanno permesso di concludere che le donne con più omega-3 circolanti (indice omega-3 medio: 7,11%) avevano corso un rischio di morire significativamente inferiore rispetto a quelle con meno omega-3 in circolo (indice omega-3 medio: 3,59%). EPA e DHA, gli omega-3 tipici del pesce, potrebbero quindi aiutare a ridurre la mortalità dopo la menopausa; la riduzione della probabilità di morire per qualsiasi causa può arrivare addirittura al 20%. Più in particolare, Harris e colleghi hanno scoperto che livelli più elevati di EPA sono associati a un minor rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari.

Questo è il più ampio studio – ma non di certo l’unico – a dimostrare che il livelli degli acidi grassi omega-3 EPA e DHA nel sangue, in questo caso l’indice omega-3, sono predittori indipendenti del rischio di decesso”, ha commentato Harris, sottolineando come i suoi risultati “supportano l’idea che livelli più elevati degli omega-3 EPA e DHA siano associati a un migliore stato di salute generale”. Secondo Adam Ismail, direttore esecutivo della Global Organization for EPA and DHA Omega-3s (GOED, l’associazione che riunisce produttori, distributori e sostenitori di questi acidi grassi), “questo studio si aggiunge a un più ampio bagaglio di prove che dimostrano la correlazione positiva tra livelli di indice omega-3 più elevati e il benessere generale. I risultati raccolti nell’arco di 15 anni si pongono a sostegno dell’idea che un apporto adeguato di omega-3 sia parte integrante di uno stile di vita salutare, proprio come l’esercizio e seguire un’alimentazione ben bilanciata”.

Harris e colleghi offrono anche qualche indicazione pratica, concludendo che per assumere abbastanza omega-3 è sufficiente mangiare 2 filetti e mezzo di salmone alla settimana. Se, invece, l’indice omega-3 fosse basso potrebbe essere sufficiente assumere 1 grammo di EPA e DHA al giorno per riportarlo a livelli associati a un minor rischio di decesso.