Cervello: è caccia al suo ‘architetto’ invisibile che potrebbe averlo generato

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Trovare l’invisibile meccanismo che ‘gioca’ con il Dna e che un miliardo di anni fa potrebbe aver portato alla nascita del cervello nei mammiferi. E’ l’obiettivo dei ricercatori dell’universita’ di Milano, guidati da Elena Cattaneo, da sempre impegnata nella ricerca sulle malattie neurologiche, che si sono aggiudicati circa 2 milioni di euro del bando Advanced del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc). “Sospettiamo che esista un meccanismo finora sconosciuto capace di inserire nel Dna delle particolari sequenza genetiche e lo vediamo in azione, senza pero’ capirne ancora i meccanismi, nel gene responsabile della malattia di Huntington”, ha detto la senatrice Cattaneo a margine del del convegno internazionale “Il futuro dell’umanita'”, organizzato a Roma dalla rivista The Lancet, con Istituto ‘Mario Negri’, Universita’ di Milano, Istituto Superiore di Sanita’ (Iss), Pontificio Consiglio della Cultura e Universita’ Cattolica.

Il gene, chiamato It15, e’ al centro di grande interesse in quanto sarebbe legato allo sviluppo, circa un miliardo di anni fa, dei primi sistemi nervosi complessi. Ad attirare l’attenzione sono in particolare tre singole lettere (CAG) perche’ il numero di ripetizioni di queste lettere ha effetti ‘esplosivi’. “Fino a 800 milioni di anni fa – ha spiegato Cattaneo – non c’erano ripetizioni; il primo organismo con un sistema nervoso complesso ne ha due e nell’uomo ne abbiamo tra 8 e 35, ma se ne abbiamo 36 o piu’ si scatena la malattia di Huntington”. L’osservazione, unita a una serie di ‘stranezze’, fa sospettare che la presenza di queste triplette non sia casuale, ma che esista un meccanismo nascosto che le induce. Un meccanismo che ‘sperimenta’ nuove soluzioni genetiche e che, “procedendo per piccoli passi, ha portato a risultati straordinari”, ha aggiunto Cattaneo. Proprio per scoprire dove si nasconda questo ‘architetto’ invisibile Erc ha finanziato con circa 2 milioni di euro i ricercatori italiani che lavoreranno per la prima volta su cellule staminali embrionali umane.