Ci connetteremo a internet con un chip nel cervello: uno scenario che è quasi realtà

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Essere sempre connessi a Internet attraverso un chip impiantato nel cervello che ci permetta di comunicare solo con la forza del pensiero: Elon Musk pensa al futuro, ma la sua idea potrebbe essere piu’ vicina di quanto immaginiamo. Esistono infatti le tecnologie per realizzarla, anche se al momento sono troppo costose. Lo afferma Alberto Sangiovanni Vincentelli, pioniere della ricerca sui circuiti integrati e docente all’Universita’ della California a Berkley, che fa il punto sulla ricerca in occasione della conferenza mondiale ‘The future of science’ dal titolo ‘Digital Revolution: come cambiera’ la nostra vita’, organizzata all’Universita’ di Milano-Bicocca da Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Silvio Tronchetti Provera e Fondazione Giorgio Cini.

”I chip impiantati nel cervello sono gia’ una realta’, sperimentata con successo in ambito biomedicale: pensiamo ad esempio a quelli usati per la stimolazione cerebrale profonda nei malati di Parkinson e Alzheimer, oppure quelli che consentono ai pazienti paralizzati di muovere arti robotici”, spiega Sangiovanni Vincentelli. In futuro, quando saremo in grado di interpretare correttamente la complessita’ delle onde cerebrali, ‘‘questi chip potranno essere usati per comunicare con altre persone attraverso il web solo con la forza del pensiero, senza l’uso di smartphone o computer. Potremo comandare diversi dispositivi – spiega l’esperto – e interagire con la miriade di sensori ambientali che ci circonderanno. Potremo connetterci con una persona che sta dall’altra parte del mondo e avere la sua immagine 3D proiettata come un ologramma davanti ai nostri occhi”. Se il progresso tecnologico si sta movendo a grandi passi verso questi traguardi, rimangono ancora molti problemi da risolvere, sottolinea l’esperto, come ”l’invasivita’ dei chip, le tecnologie di alimentazione, i rischi legati al rigetto e al calore generato nel funzionamento, ma anche i pericoli riguardanti la privacy e la sicurezza: l’ultima cosa che vorremmo avere e’ un cervello controllato dagli hacker”.