Emilia-Romagna, mangia sushi al ristorante e muore: decisivo l’esito dell’autopsia

Khadija Oushi, 33 anni, viveva a Sant’Angelo di Gatteo e la sera di Pasqua insieme al marito, che ha riferito la vicenda, aveva cenato a base sushi in un ristorante giapponese a Savignano che fa parte di un grande franchising diffuso sul territorio nazionale. La vittima, che soffriva di asma, uscita dal locale ha accusato una fitta improvvisa, poi la crisi respiratoria. Ricoverata in coma cerebrale, dopo cinque giorni ha cessato di vivere. Si dovrà attendere l’esito dell’ autopsia già effettuata (responso entro 60 giorni) per capire se sia stato proprio il pesce crudo, il sushi, ad avere causato la morte della donna. Ad essere indagata per omicidio colposo è la titolare del ristorante, una cittadina cinese che ha spiegato: “Non sappiamo se sia venuta da noi a mangiare. Io sono tranquilla, se ne occupano gli avvocati”. “Quel ristorante serve 400 pasti al giorno ed e’ aperto dal febbraio 2015, faccia un po’ i conti di quanti pasti ha servito…“, ha fatto il punto l’avvocato Giulio Cesare Bonazzi.

Anche il marito della vittima sostiene di essere stato male ma di essersi ripreso. Sono subito scattati i controlli dei Nas dei carabinieri, che hanno gia’ visitato il ristorante e ritirato i prodotti da analizzare. Intanto pero’ si aspetta l’esito dell’autopsia in quanto, come spiegano dalla difesa, la causa potrebbe anche essere legata alle operazioni dei sanitari. “Il pm Laura Brunelli di Forli’ – continua il legale – ha chiesto al perito di verificare che non sia stato commesso qualche errore da parte dei sanitari, dato che la signora soffriva di asma”. Questa la linea della difesa che non conferma e non smentisce il fatto che la coppia fosse proprio in quel locale, come sostiene il marito.

“La Direzione del Consorzio titolare del marchio Sushiko nega decisamente qualsiasi correlazione fra l’asserita consumazione di sushi e il decesso. Vale la pena di ricordare che la donna era affetta da una grave forma di asma e che il decesso potrebbe essere stato causato da qualsiasi cibo al quale la stessa era allergica”. Lo afferma il direttore generale Ferruccio Ansaldi in un comunicato “in relazione alla notizia relativa al decesso della giovane donna marocchina avvenuto all’ospedale di Cesena dopo il pranzo pasquale presso il ristorante di Savignano sul Rubicone”.

“Tutte le materie prime che i nostri ristoranti somministrano – aggiunge – sono selezionate, certificate, tracciabili e provengono dai piu’ importanti rivenditori di pesce nazionali. I quali gia’ al ricevimento delle materie prime effettuano sulle stesse un primo rigoroso controllo. Ogni nostro ristorante, di nuovissima generazione, e’ dotato di abbattitori certificati. La catena del freddo e’ pienamente rispettata in ogni singolo step del processo anche grazie alla qualificata collaborazione di Havi Logistics, leader internazionale del settore”. “Il giorno di Pasqua 400 nostri clienti, intere famiglie con i bambini, hanno pranzato e cenato al ristorante di Savignano – spiega -. Nessuno ha lamentato alcunche’. In un anno i nostri ristoranti somministrano cinque milioni di pasti, i clienti sono in aumento, il che equivale a un riconoscimento della nostra politica sulla qualita’ del prodotto. Sulla quale centinaia di accertamenti delle varie Asl e dei Nas dal 2009 a oggi non hanno mai sollevato contestazioni, cosi’ come e’ successo a Savignano subito dopo Pasqua. E’ per tutti questi motivi che intendiamo rivolgerci ai nostri clienti di sempre e dire loro che possono continuare a venire tranquillamente nei nostri ristoranti, cosi’ come hanno sempre fatto”.