Ottenute piante di riso resistenti alla siccità: ciò è stato possibile trasferendo nel loro Dna il gene di una pianta molto nota ai genetisti, l’arabetta comune (Arabidopsis thaliana). Pubblicato sulla rivista Plant Biotechnology Journal, il risultato si deve al gruppo di ricerca giapponese e colombiano, del Centro Riken per la scienza delle risorse sostenibili (Csrs), del Centro giapponese per le Scienze Agrarie (Jircas) e del Centro per l’Agricoltura tropicale (Ciat). I ricercatori hanno aggiunto nel Dna del riso un gene che aiuta l’arabetta comune a resistere nei periodi di siccità in quanto è responsabile della produzione di una molecola simile allo zucchero che blocca l’acqua nelle sue cellule. Il gene si chiama GolS2 ed era stato identificato grazie a precedenti ricerche svolte nei laboratori del Riken. Aggiungendo questo gene nel Dna del riso, ha spiegato Fuminori Takahashi del Riken, e’ stato possibile ”migliorare la resistenza allo stress legato alla siccita’ e aumentare la resa dei chicchi”.
I ricercatori hanno ottenuto diverse linee di piantine modificando geneticamente più specie di riso e le hanno testate in condizioni diverse, in serra e in campo, per verificarne la tolleranza alla siccità. I ceppi modificati e cresciuti in un campo arido, dopo tre settimane, erano diventati più alti delle piantine non modificate e le foglie non avevano la tendenza ad arricciarsi, una risposta allo stress causato dalla siccità molto comune nelle piante. Inoltre, quando le piante geneticamente modificate sono diventate mature hanno prodotto piu’ chicchi rispetto alle piante di controllo, non modificate. Il secondo passo di questa ricerca e’ ottenere riso resistente alla siccita’ con altre tecniche, senza modificarlo geneticamente, e secondo Takahashi potrebbero volerci dai 5 ai 10 anni per raggiungere il nuovo obiettivo ”ma dobbiamo spingere l’acceleratore su queste ricerche – ha aggiunto – perche’ la siccita’ e i cambiamenti climatici potrebbero peggiorare in futuro”.


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