Da Dudù a Empy, da Fiocco di neve alla ‘coppia’ Gaia-Gioia. Sono sempre di più i politici contagiati dalla ‘febbre animalista’. Adottare una pecorella o un ‘amico a quattro zampe’ è la moda del momento. Probabilmente perché si è rivelato un ottimo stratagemma acchiappa-voti in vista di una campagna elettorale. Al punto che, secondo alcuni sondaggisti, può assicurare un 5-6% di preferenze in più. L’ultimo trend è quello di farsi fotografare accoccolati a un agnello.
A far da apripista in Italia è stato Silvio Berlusconi, protagonista di un video, girato nel parco di Villa San Martino ad Arcore, mentre offre il latte col biberon a un agnellino scampato al macello pasquale, ribattezzato ‘Fiocco di neve’. Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha voluto adottare a distanza due pecorelle di due mesi (chiamate Gaia e Gioia): oggi le ha ricevute a Montecitorio, dove si sono fatte immortalare sul tappeto dell’anticamera della presidenza, scortate da due volontarie dell’Enpa e dal presidente dell’Ente protezione animali Carla Rocchi. Da qui alle elezioni c’è ancora tempo e chissà se altri politici si daranno alla svolta animalista.
Per ora, quasi tutti, al di là dello schieramento politico, preferiscono i cani. Certamente, il cagnolino più famoso e ‘social’ resta il barboncino maltese Dudù. E la dinasty canina targata Cav non si ferma qui. L’ultimo arrivato nella residenza milanese dell’ex premier è ‘Rambo‘, e prima di lui Harley, una bianca golden retriever regalo dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla. Tutti ricordano le foto del 2000 di Massimo D’Alema a spasso con il labrador Lulu. E ancora: si va dalla ‘Nina’ di Piero Fassino (arruolata come testimonial elettorale alle ultime comunali di Torino) ai labrador Libera e Orione del fondatore della Lega, Umberto Bossi.
Ma la vera sorpresa è stata il professor Mario Monti, quando negli studi delle ‘Invasioni barbariche’ di Daria Bignardi gli misero in braccio un cucciolo trovatello di nome Trozzi, da lui ribattezzato prima Empatia e poi “Empy per gli amici”. Anche Empy per un breve periodo ebbe una sua vita ‘social’. Sul fronte del centrosinistra, oltre al caso citato di D’Alema, non mancano esempi di amore per i gatti: Walter Veltroni è sempre stato un appassionato dei felini, in particolare della sua Clio. Anche Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro a Montecitorio ha un debole per i gatti, tant’è che si diverte soprattutto a dipingerli. La storia insegna che sin dai tempi dello sbarco dei milla a Marsala, gli animali hanno svolto un ruolo almeno da ‘co-protagonisti’ nella vita dei potenti italiani: da Giuseppe Garibaldi a Sandro Pertini. L’Eroe dei due Mondi fondò nel 1871 la Società protettrice degli animali (quella che oggi è l’Enpa) dopo aver saputo dei primi esperimenti scientifici sugli animali. Amante dei cani (ne aveva quattro), ma soprattutto di cavalli, nel 1876, in esilio a Caprera, Garibaldi fece costruire una tomba in memoria del fidato compagno d’avventura, il cavallo Marsala, con tanto di epitaffio. Il presidente della Repubblica Pertini aveva un debole per il suo barboncino Trick, fatto seppellire al cimitero Casa Rosa per animali domestici di Roma. Caduto nel dimenticatoio, forse più per una questione di privacy, il cane è tornato di moda tra i ‘potenti’ e volutamente esibito ai media grazie ai leader politici della Seconda Repubblica. (AdnKronos)


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