La pubblicazione del Primo “Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia” – scrive il WWF in una nota – che chiede di poter essere pienamente considerato nella programmazione economica come elemento chiave senza il quale non vi sono possibilità di sviluppo e benessere è un fatto positivo che può contribuire ad un cambio radicale di prospettiva nel valore che il nostro paese assegna alle sue risorse naturali.
Non può esserci una società umana sana in un ambiente ‘malato’, inquinato e distrutto dall’intervento umano. Come può proiettarsi nel futuro l’avventura umana sul nostro pianeta, se distruggiamo e rendiamo vulnerabile la ricchezza dei sistemi naturali che con noi condividono questa fase della vita della Terra e grazie ai quali mangiamo, respiriamo, beviamo? Non è possibile continuare a credere che siano ancora possibili per il futuro, modelli di sviluppo basati sulla crescita economica continua, quantitativa e materiale, come se le risorse fossero inesauribili, mentre invece si trovano in un mondo dai limiti biofisici ben definiti.
“Il capitale naturale non può continuare ad essere ‘invisibile’ per i modelli economici così è stato fino ad oggi ma deve essere considerato fondamentale per l’umanità; ecco perché oggi si cerca di individuare le modalità per “mettere in conto” la natura, cercare di fornirgli un ‘valore’. Questo valore non deve e non può essere individuato solo in termini “monetari” perché i valori delle strutture, dei processi, delle funzioni e dei servizi dei sistemi naturali vanno ben oltre ogni possibilità economica di mera rendicontazione monetaria”. Lo dichiara il Direttore scientifico del WWF Italia Gianfranco Bologna che conclude: “Ora è molto importante che questo cambiamento di approccio rispetto alle risorse naturali non resti solo sulla carta me che diventi una regola della programmazione economica”.


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