Musei, il Tar annulla le nomine di Franceschini: è polemica

Il Tar del Lazio, accogliendo in parte i ricorsi di due dei candidati alla selezione, annulla le nomine di sei direttori di cinque aree museali: il Palazzo Ducale di Mantova, la Galleria Estense di Modena, il Parco archeologico di Paestum e i Musei archeologici nazionali di Taranto, Napoli e Reggio Calabria. Il Tribunale amministrativo dice che il bando della selezione “non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva al Mibact di reclutare dirigenti pubblici al di fuori delle indicazioni, tassative, espresse dall’articolo 38 del decreto legislativo 165/2001″ (quello che disciplina l’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). “Solo la modifica” dell’articolo 38 del decreto in questione, scrivono i giudici, “avrebbe potuto consentire l’ammissibilità di cittadini non italiani di partecipare alle selezioni per l’assegnazione di un incarico con funzioni dirigenziali in una struttura amministrativa nel nostro Paese”.

La replica del Mibact non s’è fatta attendere: “Non era attesa anche per lo scrupolo messo per la preparazione di quel bando. L’Avvocatura dello Stato è già impegnata nella preparazione del ricorso”, ha dichiarato il ministro Dario Franceschini. “Quella procedura di nomina era stata apprezzata in tutto il mondo. Ora che tutto questo venga messo in discussione farà lo stesso il giro del mondo, ma in negativo. – continua il ministro – Il tema degli stranieri è fuori luogo e la procedura è stata trasparente”.

Franceschini ha quindi annunciato che i direttori la cui nomina è stata bloccata dal Tar del Lazio saranno sostituiti con incarichi ad interim. Il Mibact poi in una nota precisa che “le sentenze del Tar del Lazio riguardante la procedura per il conferimento dell’incarico di direttore dei Musei autonomi statali non riguardano il Parco Archeologico di Paestum, guidato da Gabriel Zuchtriegel”. Ci sono anche reazioni politiche. Come quella di Matteo Renzi, il quale attacca, pur nel rispetto istituzionale dovuto, la sentenza e sui suoi profili social scrive “abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar”. Per Renzi “una delle scelte di cui sono e resterò più orgoglioso è aver dato ai più bravi la possibilità di concorrere per la direzione dei Musei italiani, patrimonio mondiale dell’umanità. E i risultati già si vedono, a tutti i livelli. Perché abbiamo smesso di tagliare sulla cultura e abbiamo investito in questo settore come nessuno aveva mai fatto prima”.

E il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione “merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma – una volta di più- che non possiamo più essere una Repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso”. Parla anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, sostenendo nel corso di una trasmissione tv in cui era ospite che “i Tar andrebbero cambiati, senza demonizzarli, precisando meglio qual e’ l’ambito di competenza della politica e quello del tribunale amministrativo che spesso entra nel merito di scelte che dovrebbero essere della politica”. Tornando ala sentenza, il Tar punta l’indice contro “l’illegittimità complessiva dello svolgimento dei colloqui”, a partire dalla prova orale “avvenuta a porte chiuse” (in almeno due casi addirittura “da remoto”, in collegamento Skype con Australia e Usa): “al fine di assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e parita’ di trattamento tra i candidati di una selezione pubblica – scrivono i giudici – occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale, ove esse si tengono, a chiunque voglia assistervi e, quindi non soltanto a terzi estranei ma anche e soprattutto ai candidati, sia che abbiano già sostenuto il colloquio, sia che non vi siano stati ancora sottoposti”.

Da censurare, secondo le due sentenze, anche i meccanismi di valutazione progressiva dei candidati, fino alla individuazione di terne dei “più idonei a dirigere un certo istituto”. Proprio ai fini dell’inserimento in questa terna, “lo scarto minimo dei punteggi tra i candidati meritava una puntuale e più incisiva manifestazione espressa di giudizio da parte della commissione piuttosto che motivazioni criptiche e involute”. E ancora: “mentre il meccanismo di assegnazione dei punteggi a titoli presentati dai candidati e’ stato definito nella seduta della commissione del 5 maggio 2015, i criteri di distribuzione dei 20 punti (al massimo) da assegnare nel corso dei colloqui a coloro che erano stati selezionati per aver ingresso nella ‘decina’ sono stati definiti nella seduta dell’11 luglio 2015 quando gia’ erano noti i nomi dei candidati scrutinandi nell’ambito del colloquio”.