Processo Ilva: il chimico riferisce sull’impronta della diossina

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Nell’ambito del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva oggi ha deposto il dottor Vittorio Esposito, chimico del laboratorio del Dipartimento provinciale Arpa e responsabile del Laboratorio Inca di Lecce. Il teste dell’accusa è stato chiamato a riferire sugli accertamenti di natura tecnica relativi alle operazioni, a cui presenziò, di analisi di campioni prelevati da tecnici dell’Ilva dal camino E312 dell’impianto di sinterizzazione (agglomerazione). L’obiettivo – si apprende – era quello di individuare eventuali correlazioni in merito alla presenza di diossina tra le deposizioni misurate all’interno del sito Ilva, quelle delle postazioni al perimetro del sito e quelle nella postazione del rione Tamburi.

Esposito ha riferito anche in merito ad accertamenti tecnici eseguiti nel 2008. Secondo la difesa degli imputati, è emersa “l’approssimazione di alcune delle prime verifiche e delle metodologie di calcolo delle impronte” e il teste ha ammesso “che non ci sono stati controlli specifici per individuare le fonti di PCB, benché i livelli di questi ultimi fossero ben piu’ elevati di quelli di diossina”. Oggi è stato ascoltato anche Teodoro Ripa, dirigente del Servizio Veterinario Igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche dell’Asl di Taranto, che ha redatto nel 2013 la relazione ad oggetto “il danneggiamento degli impianti di mitilicoltura in mar Piccolo per l’inquinamento di origine industriale”. Il processo è stato aggiornato al 6 luglio prossimo per l’ascolto di altri cinque testi: due carabinieri del Noe, l’ambientalista Fabio Matacchiera, un agente della Digos e un funzionario comunale responsabile del procedimento per la caratterizzazione e la bonifica.