Adolescenti, l’allarme dell’esperto: il loro disagio passa dallo smartphone

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Smartphone sempre in mano, vamping, blue whale e autolesionisimo. “I ragazzi ci stanno raccontando del loro disagio. Parliamone!” Ne è convinto Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche e cyberbullismo, docente di Psicologia dell’eta’ evolutiva all’Università di Chieti, psicologo e psicoterapeuta. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale adolescenza, 6 adolescenti e 4 preadolescenti su 10 passano la maggior parte delle loro notti svegli fino all’alba a chattare su uno strumento di messanging. Questa mania di non abbandonare il proprio smartphone risulta patologica.

“Si tratta di una sindrome complessa“, ha spiegato Lavenia. “Il 15 per cento di loro lo fa per leggere le notifiche e i messaggi che gli arrivano in tempo reale. Per essere sempre on stage e non sentirsi tagliati fuori se non rispondono con tempestività. Si chiama FOMO, Fear of Missing Out”. Poi ci sono casi sempre più diffusi di autolesionismo. “Gli adolescenti compiono questi gesti perché, paradossalmente, li ‘preferiscono’ all’angoscia che provano e a cui non riescono né a dare un nome né a controllare”, ha detto Lavenia.

Cosa dovrebbero fare, quindi, gli adulti? “Aiutarli a trovare un nome a quell’angoscia, prima di tutto. Assumerci la responsabilità relazionale oltre che educativa – ha spiegato l’esperto – dei nostri figli parlando con loro, dedicando momenti per raccontarci. Sé, raccontare di noi e ascoltare i loro racconti. Anche se all’inizio non hanno voglia di parlare, si può stare anche in silenzio purché vicini. Dobbiamo interessarci a ciò che fanno e non controllarli. La prima azione implica condivisione, mentre la seconda allontanamento”.